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Basilica di Santa Cosma e Damiano


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L'antico e il "moderno"

Pubblicato da Giulia Bonsignore — 2 anni fa

Nel mezzo di Via dei Fori Imperiali, lungo la strada popolata di turisti che trascorrono tra il Colosseo e il Vittoriano e non sanno veramente dove posare gli occhi, circondati dalle testimonianze dei passati fasti dell'epoca Romana (e non solo), si trova anche questa Chiesa, consacrata ai due Santi Cosma e Damiano, e frequentata solamente dai pochi che si concedono il tempo di fermarsi un momento a metà strada, e non sono pressati dalle necessità turistiche. 

L'edificio è accessibile da via dei Fori stessa, nel punto in cui questa si incrocia con via Cavour, ed è preceduto da un cortiletto quadrangolare e porticato in cui penetra una luce diagonale per quasi tutto il giorno. Il silenzio che regna anche in questa anticamera, potremmo dire,  della Chiesa, considerato il viavai incessante negli spazi antistanti (e sottostanti,  cioè i Fori visitabili), è già una piccola gemma che permette di sostare e rivalutare con calma la bellezza di Roma, che concede anche questi spazi di respiro intimo nella maestosità di ciò che ha lasciato ai posteri. 

La Basilica, "dono" dell'imperatore Teodorico, è un esempio importante di miscellanea architettonica e speziale di due periodi distinti: il primo secolo e l'inizio del medioevo, successivamente al crollo dell'Impero Romano di Occidente. 
Infatti, la costruzione della basilica risale al sesto secolo D.C., quando l'imperatore decide di omaggiare il Papa con una testimonianza, forse, di lealtà politica. 
L'edificio prende le mosse da un tempio molto più antico, quello della Pace (o del Divo Romolo), che invece risale al primo secolo. Facile pensare dunque alle conseguenze del crollo dell'Impero, se in soli quattrocento anni si è potuto costruire su uno dei Templi principali dei Fori Imperiali un'intera nuova Chiesa. 
L'edificio è, invero, abbastanza piccolo: c'è una sola navata, e non impiegherete più di mezz'ora, comprese possibili riflessioni storiche, a girarlo tutto. C'è però un gran bel mosaico absidale, e ancor più bello, a mio parere, l'incrocio del vecchio tempio con la nuova costruzione, appositamente messo in risalto tramite pavimento vetrato, che permette di farsi un'idea di come, in tutti i casi, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. 

Consiglio di spendere qua qualche minuto della propria esperienza romana, per rifiatare, contemplare silenziosamente la storia (e la religione), scoprire un angolo nascosto in bella vista della Città Eterna.


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