Landamannalaugar | Cosa vedere a Reykjavík

Landamannalaugar


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Le montagne colorate del Landamannalaugar

Pubblicato da Chiara Menghetti

La regione montuosa del Landamannalauugar, insieme a quella di Kerlingalfjoll (al quale ho dedicato un altro post specifico, “Kerlingafjoll”), è una delle aree dell’Islanda che mi ha colpito di più durante il nostro viaggio. Esattamente come Kerlingafjoll, è una zona selvaggia, poco conosciuta dai turisti e lontana dai percorsi più battuti.

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Si tratta di un’ampia regione montuosa collocata tra il vulcano Hekla e la porzione occidentale del ghiacciaio Vatnajokull, nelle zone meridionale dell’isola. Per raggiungerlo è necessario percorrere la strada sterrata F208, chiamata anche Fjallabak, che può essere affrontata solo a bordo di un buon quattro per quattro. Ad ogni modo, chiaramente con la dovuta attenzione, è possibile percorrere l’accidentata F208 anche godendosi il paesaggio, che è spettacolare da ogni lato. In certi punti ricorda il suolo lunare, con rocce laviche che, raffreddandosi, hanno dato vita a formazioni scure ed acuminate; in altri, invece, è più verdeggiante e si possono notare numerose cascate che dal crinale della montagna si gettano a valle.

In teoria, se non si ha il coraggio di sfidare la F208, è possibile prenotare escursioni organizzate. 

Noi scegliemmo l’opzione più audace ed avventurosa, e devo dire che fu decisamente più facile di come avevamo creduto.

Le montagne che costituiscono il complesso del Landannalaugar sono prevalentemente costituite da riolite, una lava vulcanica ricca di minerali. In particolare, in questo luogo si è raffreddata molto lentamente, dando vita a sfumature di colori che vanno dal rosso al verde/bluastro. 

Dal rifugio ai piedi del Landmannalaugar partono numerosi percorsi di trekking, alcuni brevi e semplici, altri più complessi. Qualunque tipo di percorso si scelga, ad ogni modo, dà la possibilità di ammirare un paesaggio veramente unico. Il percorso più famoso è il Laugavegurinn (il cammino delle sorgenti calde), un trekking tecnicamente piuttosto semplice che però richiede cinque giorni di cammino. Esso conduce da Landamannalaugar a Thorsmork e attraversa i magnifici paesaggi islandesi, fra fiumi glaciali e montagne colorate.

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Dal parcheggio lasciammo la macchina ed attraversammo il ponticello di legno che conduceva al rifugio, dove ci vennero fornite le guide che mostravano i vari percorsi possibili. Subito notammo, alla destra del rifugio, una vasca naturale di acqua geotermale dove alcune persone stavano facendo il bagno: promisi a me stessa che, dopo Fludir, la piscina del Milli Vina e la spettacolare Seljavallalaug (alla quale ho dedicato un altro post), avrei aggiunto anche questa alla mia personale rubrica dei “bagni in posti incredibili”.

Io, mio padre e mia sorella decidemmo di optare per un percorso intermedio, che in circa due ore ci avrebbe portato su uno dei punti più alti del Landmannalaugar; mia madre invece scelse quello più semplice, che richiede circa la metà del tempo e non abbandona il fondo valle.

Già dalla valle, comunque, lo scenario di cui si gode è spettacolare. Le montagne variopinte si riflettono su un sottilissimo specchio d’acqua, mentre si possono scorgere dal basso persone he passeggiano lungo il crinale delle cime che ci sovrastano. I prati sono ricoperti di strani fiori(dei quali non conosco il nome) costituiti da buffi ciuffetti bianchi, che hanno la consistenza della lana.

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Dalla valle cominciammo a salire lungo un sentiero breve ma ripidissimo che, in circa quaranta minuti, ci condusse sfiniti sulla cima della montagna. Da qui lo spettacolo era veramente indescrivibile, con i rilievi circostanti che si coloravano di blu, di verde, di rosso e di giallo. Avevo visto alcune foto di un luogo simile, ma quello si trovava in Perù: non avevo idea che una cosa del genere esistesse anche in Islanda e ne rimasi ovviamente affascinata. 

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Una volta soddisfatti delle nostre foto e mangiato un panino in quella location spettacolare, discendemmo di nuovo verso il rifugio, dove mia madre Giovanna ci stava aspettando.

A quel punto non volevo farmi mancare per nessun motivo un bagno; quindi mi cambiai nello spogliatoio e percorsi correndo in costume da bagno (la temperatura era intorno ai cinque gradi), i quattro o cinquecento metri che mi separavano dalla piscina naturale e mi tuffai in acqua.

Inutile dire che il bagno fu una vera goduria.

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