Giorno 18: l'arrivo a Osaka, la meditazione Zazen e il festival della danza Bon

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

È arrivato finalmente il momento di raccontarvi come sono arrivato a Osaka e come mi sono unito agli altri campeggiatori del Lions Club. Era il 18 luglio.

Dopo la forte pioggia e l'arrivo del tifone, il mattino seguente mi sono svegliato circa alle 5 proprio come deciso il giorno precedente. Ero ritornato nella casa della famiglia Ishikura e avrei dovuto raggiungere Osaka per riunirmi a tutti gli altri campeggiatori. Il campeggio Lions per giovani era iniziato il giorno prima, ma poiché le strade e tutti i mezzi di trasporto erano stati chiusi per due giorni non abbiamo potuto spostarci da Gobo.

Dopo la colazione, ancora non sapevo se avessimo viaggiato in treno o in auto. Mamma Mieko mi ha detto (e mostrato) che avremmo viaggiato in auto. Ottimo! E chi avrebbe guidato? Ishikura-san? No, mamma Mieko. Il signor Ishikura non poteva a causa del ristorante, ma era stato il primo a incitare "camp Osaka, camp Osaka, veloci, veloci! ". Avevo già tutte le mie cose pronte al piano di sotto e stavo andando verso l'auto. Anche la nostra cagnolina Mitsa è venuta a salutarci.

Per fortuna non stava piovendo. Sono salito in macchina, mi sono seduto vicino a mamma Mieko alla sua sinistra e siamo partiti.

Per raggiungere Osaka ci è voluta più di un'ora e mezza. Il che significa che abbiamo percorso circa 95 km per raggiungere il campeggio. Ci siamo arrivati attraversando la seconda città più grande del Giappone e una delle aree metropolitane più grandi del mondo. Come potete immaginare, abbiamo impiegato più tempo soprattutto perché ci siamo persi prima di trovare il campeggio.

Durante il viaggio ero curioso di scoprire che aspetto avesse. Gli effetti o i danni maggiori del tifone erano pioggia e allagamenti. Non era pericoloso e per fortuna non è morto nessuno, ma le strade e la ferrovia erano ricoperte dall'acqua da due giorni e quindi bloccate. Quella mattina l'acqua era stata rimossa dalle strade principali, ma c'erano ancora segnali che proibivano di percorrere alcuni tratti dell'autostrada. Eppure, noi andavamo abbastanza veloce ed era divertente e piacevole, come sempre quando a guidare era mamma Mieko. A volte non riuscivo a capirla, ma ridevo e tutto era perfetto così. Abbiamo dovuto percorrere in alcuni tratti le strade locali, ma poi abbiamo ripreso subito l'autostrada verso la nostra destinazione.

Sono stanco di descrivere l'area del dipartimento di Wakayama, quindi arriviamo direttamente al dunque. Una volta arrivati nell'area della città Izumisano, parte del dipartimento di Osaka e una delle ultime città al sud dell'area metropolitana di Osaka, ho rivisto il grattacielo vicino alla strada che collega l'aeroporto KIX di Osaka al ponte Sky Gate. Ma noi non l'avremmo percorsa.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Per la prima volta andavo a Osaka e ho realizzato quanto fosse grande. Le città e i porti più grandi in cui ero stato erano: Vienna, con una popolazione di meno di 2 milioni e porti non così grandi e sviluppati. Barcellona, con la popolazione più grande nell'area amministrativa, ma meno numerosa in generale di quella viennese. Adesso, però, stavo entrando lentamente in un qualcosa che diventava sempre più grande. Osaka ha circa 2, 6 milioni di abitanti (circa 1 milione in più di Barcellona) e la sua area metropolitana conta incredibilmente 19 milioni di persone. Incredibile almeno per me.

Come ci si sente ad attraversare un'area in cui nel raggio di 50 km vivono così tante persone?

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Non potrei dare una risposta, perché comunque non sono stato ovunque; so però che per attraversarla in autostrada lungo la costa e i porti è necessaria mezz'ora di guida. La scena che ho visto è difficile da dimenticare ed era nuova ai miei occhi. Ho incollato la faccia al finestrino e ho tenuto la fotocamera attiva per tutto il tempo.

Almeno 35 km di zona industriale lungo la costa, sembravano infiniti. E questo era soltanto il tratto che abbiamo percorso noi! La costa con le aziende e i porti, che va dall'aeroporto KIX di Osaka fino a Kobe, è lunga circa 70 km. Mi viene mal di testa al solo pensiero di immaginare la distanza tra le città in Croazia e tutto questo, che è solo industria.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Alla destra, potrete osservare le aree satellite, come Izumisano (e i quartieri vicini) e Sakai, dove l'area residenziale è abbastanza piccola, per la maggior parte composta da case familiari ed edifici di grandezza normale a 4-5 piani. In lontananza si vedono le montagne, ma non è ciò che guarderete, fidatevi.

Alla sinistra, c'è la zona industriale lunga 35 km con migliaia di navi e barche, cantieri, gru... Ricordo di aver visto migliaia di capannoni e magazzini delle grandi compagnie. Tra le tante Amazon e FedEx. La parte interessante erano le fabbriche e rendersi conto di quanto tutto questo fosse grande.

Ciò che mi ha colpito di più è stato pensare come questo potesse esistere e come abbiano potuto pensare di costruirlo. Sicuramente ci sono voluti soldi e tempo. Soltanto guardare queste costruzioni vi fa sentire piccoli. Se per caso dovesse verificarsi un'esplosione, credo che metà della città andrebbe in cenere a causa di una reazione a catena. Ovviamente, spero che questo non succeda.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Abbiamo attraversato in auto i diversi ponti e 10 di queste enormi isole e piattaforme connesse alla terraferma da questi. Il fatto è che l'autostrada va proprio dritta nei pressi di tutto questo e quando ci sono delle curve verso il nord si ha l'opportunità di osservare l'intera area verso l'estremità a sud est e l'aeroporto KIX. Il grattacielo sembrava ora una formica.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

A proposito dell'autostrada, la cosa che mi ha sempre divertito è il fatto che spesso più di una strada va contemporaneamente sopra o sotto quella che si sta percorrendo. Alcune volte siamo passati sotto il nodo creato dall'incrocio di strade ed è una follia.

Cosa si vede prima di entrare in città che merita di essere menzionato? C'erano molti ponti bianchi enormi sui fiumi o sulle zone dove il mare entrava nella terraferma. Anche questa volta, vista spettacolare. Ah, dimenticavo di aggiungere che l'altro lato della riva non è visibile.

Ingresso a Osaka

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Bene, ci siamo avvicinati alla città e anche ai grattacieli, ma prima abbiamo lasciato l'autostrada e cercato una delle strade locali più grandi che era al di sotto dell'autostrada e che attraversava la città. Qui mi sono un po' perso sfortunatamente, ma sapevo che a breve avremmo raggiunto le strade normali. C'erano anche autostrade locali, ma non era necessario utilizzarle. Mamma Mieko ha usato il navigatore per raggiungere la destinazione e mi chiedevo se per gli abitanti di Osaka fosse possibile raggiungere un luogo e orientarsi in una città senza usare il GPS.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

L'arrivo era previsto in 10-15 minuti massimo. Ero circondato da grattacieli e grandi edifici, ma la vista e le sensazioni sono migliori quando siete sull'autostrada locale a 10-20 metri di altezza, perché offre una visuale più ampia per osservare la città.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Comunque, sono riuscito a continuare a fare quello che mi piace anche sulle strade nei luoghi maggiori, cioè osservare le strade, fare foto e salutare i pedoni con la mano che a loro volta ricambiavano.

Le strade erano relativamente affollate, niente di eclatante ad essere onesti. Nelle strade c'erano tipi di persone diverse, a seconda dei loro outfit. Uomini d'affari, studenti, persone normali... Molti cittadini usano le bici e lo trovo fantastico. Immagino che se avessi dovuto guidare l'auto qui sarei impazzito. Ho deciso di fare un piccolo video per documentare tutto questo ed ecco alcune scene della città. Come potete vedere ci sono molti ciclisti e piste a loro riservate. Ho visto anche persone in bici con l'ombrello.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Guidando in questi quartieri non vi sembrerà di essere a Osaka o in una città con una popolazione multimilionaria. Guardando il video avrei pensato che si trattasse di Wakayama. I miei amici si aspettavano di vedere Transformer ovunque, ma no, non tutto ha un aspetto futuristico e gli oggetti non volano sulle auto.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Poiché ci stavamo avvicinando alla nostra destinazione, ero sempre più entusiasta. Era il mio terzo campeggio e pensavo ai nuovi amici che avrei conosciuto e con i quali avrei trascorso bei momenti nei prossimi giorni. Però, non riuscivamo a trovare l'ingresso di questo parcheggio di un hotel, sebbene ci trovassimo nelle vicinanze. Così abbiamo girato due o tre volte intorno alle strade vicine finché non l'abbiamo trovato. Mamma Mieko doveva chiamare l'organizzatore del campeggio ed è stato divertente ascoltare la conversazione anche se non capivo, ma le sue reazioni erano fantastiche.

L'incontro con gli altri campeggiatori e il viaggio verso la stazione dei treni

Bene, siamo entrati nel parcheggio e c'era un uomo ad aspettarci, a quanto pare uno dei leader del campeggio che era lo stesso che ci aveva aiutato e parlava anche inglese. Ci siamo subito presentati e ho notato un autobus entrare nel parcheggio. Ha detto che era il nostro e mi ha invitato a raggiungere gli altri. Ho salutato mamma Mieko e le ho detto che ci saremmo visti presto. Lei ha parlato per un po' con il signor Toru e poi è andata via verso Gobo.

Mentre raggiungevo l'autobus ho notato che gli altri si avvicinavano con pacchi di diversa grandezza di cibo e altre attrezzature e non volevano essere aiutati. Così ho conosciuto diverse persone prima di salire in autobus, ma ero ancora confuso e mi sono accorto che avevo dimenticato il documento per il campeggio e il programma. Per fortuna, avevo portato solo uno zaino, perché le regole permettevano di portare solo uno o due borse considerati i frequenti spostamenti.

C'era una persona che già conoscevo ed era un amico della Mongolia e non mi preoccupavo per il resto del gruppo, ci sarebbe voluto solo un po' di tempo per iniziare a distinguerli e ricordare i nomi. Siamo saliti sull'autobus e non avevo la minima idea di dove fossimo diretti.

Mi sono seduto avanti, proprio dietro ai responsabili o assistenti del campeggio, studenti giapponesi della nostra stessa età. Pensavo che addirittura fossi più grande di ognuno di loro, che erano in totale 17 e si alternavano durante i viaggi e durante il giorno. L'ho scoperto quando ho chiesto ai due di fronte a me chi fossero e cosa facessero lì.

Mi è stato consegnato il programma del campeggio e così ho controllato gli altri partecipanti. Questa volta non c'era nessuno del "quartiere" (dei paesi dell'ex Jugoslavia), quindi non eravamo in grado di comunicare se non in inglese. Almeno però si trattava di un team molto vario e la cosa mi piaceva. Mi chiedevo chi sarebbe diventato il mio nuovo migliore amico o i miei nuovi amici del campeggio e se tutto sarebbe andato per il verso giusto. Alla fine non ci sono stati problemi.

Mentre ero seduto lì e parlavo con gli altri intorno a me, mi è stato chiesto di presentarmi agli altri usando il microfono... e l'ho fatto.

Ma ora ritorniamo alla nostra storia. Eravamo in viaggio da 15 minuti per raggiungere la stazione ferroviaria, poiché nel programma era prevista la pratica della meditazione Zazen in un tempio alle ore 10. Una volta arrivati, ho preso le mie cose (e le bibite che avevo) e tirato fuori la mia fotocamera. Doveva essere sempre pronta.

Purtroppo non so quale fosse il nome della stazione e non ricordo tanto (succede quando si è impegnati con altre persone), ma sembrava tutto abbastanza normale. Non era quello che ci si aspetta di vedere come nei film con treni super tecnologici, era piuttosto modesto. Abbiamo sceso le scale e girato un po' per raggiungere la piattaforma e io raccoglievo i volantini dalla parete.

Il viaggio in treno e la passeggiata verso il tempio

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Abbiamo addirittura sbagliato stazione, il che è stato divertente perché abbiamo dovuto correre per raggiungere l'altro lato e prendere il treno giusto. A proposito della stazione, mi ricordava molto la metro di Vienna, vicino a Schönbrunn. In realtà, ho pensato che questa potesse essere una sorta di metro per loro... o un treno locale. Comunque non siamo mai andati nei sotterranei quindi sì, era il treno locale e anche le zone percorse sulla superficie lo suggerivano.

Mentre la stazione dei treni mi ricordava un po' la metro di Vienna (a livello del suolo però), gli interni erano molto più simili alla metro ungherese di Budapest. I sedili nel vagone in cui siamo entrati erano su entrambi i lati e uno di fronte all'altro.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Dai finestrini era possibile vedere soprattutto case che facevano da protagoniste della scena. Sembrava un po' come attraversare Gobo, probabilmente perché piuttosto lontano dal centro città e vicino alle montagne.

Qui ne ho approfittato per conoscere gli altri. La cosa buffa è che quando filmavo il viaggio mi hanno chiesto perché lo facessi e io ho risposto: "Oh, ho un blog sapete... " ed eccoci qui.

Dopo 10 minuti siamo arrivati all'altra stazione, anche questa chissà dove nella natura (almeno alla prima impressione). A quel punto dovevamo risalire sulla strada e sulla collina per raggiungere il tempio, dove avremmo praticato la Zazen.

Ci sono voluti cira 10-12 minuti dalla stazione. Abbiamo prima attraversato l'erba vicina alle rotaie (seguendo un sentiero ovviamente). Sembrava che raramente i treni raggiungessero quell'area e invece no, quindi dovevamo fare molta attenzione attraversando i binari. Una volta raggiunto il lato opposto, la strada iniziava la sua salita verso la collina.

Tralasciando le chiacchiere con gli altri, alla fine siamo arrivati e di fronte al tempio c'era un parcheggio.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Non ricordo tutto, ma nel complesso tutto ricordava molto Dojo-ji. Comunque non ricordo quanto fosse grande quest'area. Abbiamo raggiunto l'ingresso dove c'erano delle sculture che all'inizio sembravano tombe, ma non aveva alcun senso. Il cortile di fronte al cancello era pieno di verde: alberi e cespugli. Seguendo il sentiero di pietra sulla terra abbiamo raggiunto il tempio e il monaco che ci stava aspettando.

La pratica della meditazione Zazen

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Prima di entrare nel tempio, ci è stato gentilmente chiesto di toglierci le scarpe e lasciarle sulle scale di legno del tempio, per tenere gli interni puliti. Nessun problema con questa richiesta.

Una volta dentro, vi ritroverete in una stanza più piccola che probabilmente è una sorta di ingresso. C'erano i volantini in inglese con istruzioni basilari per svolgere il rito e la meditazione Zazen. Passiamo adesso alla sala grande.

Questa stanza, o sala, era abbastanza grande e spaziosa. Era fatta apposta per praticare lo Zazen, poiché erano pronti per noi numerosi materassini sul pavimento, con cuscini neri sui quali sedersi. Intorno a una parete della sala c'era una sorta di altare, dai colori nero, rosso e dorato. Alle spalle c'era anche un passaggio o un corridoio, ma a noi non era permesso attraversarlo. Alla sinistra una grande ciotola nera, che probabilmente aveva la stessa o simile funzionalità di quella di fronte al tempio di Dojo-ji, dove si potevano accendere bastoncini.

La sala era anche piena di finestre almeno su due lati e quindi i raggi del sole attraversavano la stanza. Tutto questo era tipicamente giapponese o, come direbbe qualcuno, dell'Asia orientale. Gli interni tradizionali consistevano nelle mura erano bianche con assi di legno per tenere la struttura e pensate a scopo decorativo e per stile architettonico.

Prima che tutto iniziasse, continuavamo a camminare in questa zona parlando tra di noi. Qui ho conosciuto molte persone, tutti curiosi che venivano a chiedermi il classico "Di dove sei? Come ti chiami? Quanti anni hai? " e solo per divertirmi rispondevo in modo diverso a ognuno di loro.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Il monaco è arrivato accompagnato da un traduttore e ci ha invitato a prendere posto e sederci sui cuscini. Ognuno di noi aveva tra le mani una guida e il monaco ha iniziato a spiegarcene più o meno il contenuto. Il traduttore a volte aveva problemi a spiegarsi, perché lo stesso monaco aveva difficoltà con le parole. Il fatto è che il concetto di Zazen può sembrare un po' confuso e astratto.

In breve, il punto essenziale della meditazione Zazen non è il non pensare a niente, ma nemmeno perdersi nel "nulla" con lo sguardo perso, fissando sempre lo stesso punto. Lo Zazen è uno stato d'animo e del corpo quando si è... una sola cosa con lo Zen. Quando siete una sola cosa con voi stessi e vi liberate di tutti i problemi e pensieri, ma siete ancora coscienti. Confusi? Non mi meraviglia. Credo che almeno la metà delle persone lì avesse l'espressione stranita in viso di chi chiede: "Che cosa? ".

Appena riavrò il volantino ve lo scansiono così potrete vederlo. Intanto, potete leggere qualcosa nel mio precedente articolo.

La meditazione è durata circa 30-40 minuti o almeno così si supponeva.

Il primo problema condiviso da tutti era quello di sedersi nel modo giusto. Sembrava impossibile, sembrava dovessimo infrangere le leggi della fisica. Tranne che per il monaco. Così, abbiamo trovato un'alternativa che sembrava accettabile: abbiamo messo solo una gamba sull'altra (l'ideale sarebbe stato mettere entrambe le gambe una sull'altra restando seduti. Non so proprio come. )

Il passo seguente è quello di mettersi in una posizione verticale mentre si è seduti con la schiena dritta a 90 gradi. Il monaco girava tra di noi per correggere la postura degli altri facendo pressione con un bastone su spalle e schiena. Sono stato fortunato ad assumere la posizione giusta ed evitare quel momento imbarazzante (non tanto imbarazzante, ma divertente perché tutti ridevano e nessuno voleva essere il pagliaccio della situazione).

Poi, bisognava mettere le mani nel modo giusto. Il palmo destro sotto al sinistro. Mentre si è seduti bisogna guardare con gli occhi a 45 gradi verso un punto sul pavimento; ma attenzione non perdetevi nei vostri pensieri, non addormentarvi e non perdete la concentrazione iniziando a fissare il nulla. Sembra difficile e lo è.

Il monaco voleva che restassimo in questa posizione per 10 minuti e ci ha spiegato che avrebbe girato tra di noi e ci avrebbe colpito con il bastone. Ha fatto una dimostrazione con il traduttore ed è sembrato divertente (sebbene tutti sapessimo che si trattava di una parte importante del rituale), soprattutto perché colpiva forte e il rumore si sentiva in modo chiaro. Ci siamo anche spaventati (per non essere volgari e dire altro) pensando a se avesse fatto male e tutti abbiamo iniziato a guardarci non sapendo cosa pensare.

Il monaco ha iniziato dal primo della fila a sinistra, procedendo a zig-zag. Ha dovuto correggere ancora la posizione di altri e la scena del bastone alle spalle di qualcuno era divertente, sembrava un grande sovrano. A volte era difficile riuscire a trattenere le risate.

Così, ho provato a restare concentrato e a non pensare ad altro, ma era impossibile non sentire il rumore del colpo sulle spalle altrui e gli altri compagni ridere quanto più in silenzio possibile. Era difficile soprattutto (e ancora mi fa ridere se ci penso) quando colpiva qualcuno così forte che sembrava essersi spezzato a metà. Altri colpi erano abbastanza delicati.

Quando alla fine è arrivato il mio turno, aspettavo solo di ricevere il colpo e mi chiedevo se lo avesse fatto. Per fortuna, ho ricevuto "il colpo delicato" sulla spalla destra e non è stato così male in fondo. Per la compagna accanto a me stesso colpo, ma l'altro accanto a lei è stato colpito come se avesse dovuto pagare per tutti i peccati della sua vita.

Dopo aver colpito tutti, abbiamo aspettato qualche minuto e poi ha detto che l'esercizio era finito e che tutti l'avevamo superato. Credo che abbiamo impiegato meno tempo del previsto, ma è stato divertente.

Abbiamo formato diverse file intorno al monaco (e io mi sono seduto vicino a lui) di fronte all'altare e abbiamo scattato la foto di gruppo.

Abbiamo ringraziato il signor monaco e il traduttore per l'esperienza e siamo usciti a riprendere le scarpe per ritornare in stazione.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Erano già le 11:30 del mattino quando camminavamo per raggiungere la stazione e il clima era già caldo e umido. Avevamo anche fame, così abbiamo deciso di andare a mangiare.

Viaggio in autobus verso l'hotel e pranzo

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Una volta di ritorno in una stazione, ci siamo ritrovati in una piazza e dovevamo raggiungere il nostro autobus. Per tutto il giorno ho continuato a non avere nessun idea di dove ci trovassimo.

Il viaggio in autobus è durato circa 10 minuti e abbiamo raggiunto un posto nuovo. L'edificio sembrava un grande complesso composto da più sale. In effetti, si trattava della palestra Yao e del liceo.

Siamo entrati in questi edificio dall'aspetto moderno ed effettivamente dentro era enorme. All'ingresso c'era una porta girevole e la reception era enorme. Abbiamo salito le scale per andare al secondo piano e raggiungere il luogo in cui avremmo pranzato.

Abbiamo attraversato dei corridoi e raggiunto una stanza che sembrava da sogno. C'erano numerosi tavoli grandi per più di 6 persone e con molto spazio per ognuno. Dietro ai tavoli, vicino alle finestre, c'era un buffet con tante cose da mangiare e ottime salse. Avevo così tanta fame che ho iniziato a riempire i miei piatti di cibo. Ho preso una tonnellata di riso, gamberetti e altri tipi di carne, patate e insalata... Alla fine mi sono saziato tantissimo, penso di aver preso e mangiato più cibo del dovuto. Nonostante tutto, è stato meraviglioso. Mi sono seduto con il mio amico della Mongolia e i responsabili giapponesi del campeggio si sono uniti a noi, così ho avuto l'opportunità di conoscerli meglio.

Torneo del salto con la corda

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

L'attività successiva in programma era prevista nella palestra del liceo per giocare. Secondo me era una buona idea, perché mi sentivo esplodere dopo aver mangiato così tanto e molti eravamo della stessa opinione. Così, ho potuto esplorare le toilette giapponesi che erano abbastanza moderne e non sono rimasto per niente turbato dai comandi elettronici.

Abbiamo raggiunto questa enorme sala al piano inferiore e camminato un po' verso il centro. C'erano degli scaffali di legno, molti dei quali con capienza almeno per 100 studenti e abbiamo lasciato lì le nostre scarpe. Camminando con i calzini sul pavimento pulito, abbiamo raggiunto la sala,

dal tipico aspetto di palestra del liceo, forse un po' più grande o ampia. O forse sono io che non entrando in una palestra da molto tempo ne ho dimenticato l'aspetto. Non eravamo soli, c'erano anche studenti giapponesi che si allenavano. Ci siamo seduti sulle sedie vicine alle pareti e li abbiamo osservati mentre saltavano con la corda.

Giorno 18: l'arrivo a Osaka, la meditazione Zazen e il festival della danza Bon

Poiché lo strumento principale disponibile era la corda per saltare, a ognuno di noi ne è stata consegnata una rossa (che poi ci hanno regalato, ma io purtroppo per mancanza di spazio in valigia ho dovuto lasciarla in Giappone). Abbiamo occupato l'altra metà della sala e abbiamo iniziato a fare... qualcosa. Dal momento che ho fatto tutto questo a scuola, per me si trattava di ripetere cose, come far girare la corda una o due volte durante il salto, o cambiare direzione della corda... e in ultimo disegnare una X con la corda. La cosa più difficile era far girare la corda due volte in un solo salto incrociando le mani. Ho dovuto fare attenzione per non colpirmi in viso con la corda perché avevo gli occhiali, ma immaginerete che la maggior parte di noi ha colpito il proprio lato b più volte.

Giorno 18: l'arrivo a Osaka, la meditazione Zazen e il festival della danza Bon

Il problema di questo allenamento è che stanca subito e l'unica cosa che avevamo (o ho sbagliato io a prenderlo) era tè verde in bottiglia. Ho deciso di aspettare che arrivasse l'acqua.

Mentre saltavamo, i migliori studenti giapponesi del liceo (e alcuni erano già studenti universitari), una squadra di 4-5 ragazzi e ragazze facevano delle acrobazie folli. Se solo avessi provato a farne una, sarei finito in ospedale.

Poi hanno preso la corda più lunga che avevano, di circa 10-14 metri, e per raggiungere l'altra estremità bisognava saltare almeno 6 volte; tutto questo di corsa. Non tutti volevano unirsi a loro, ma preferivano allenarsi soli o in gruppi di due o tre (e il problema era sempre valutare la tempistica giusta per unirsi a un gruppo o lasciarlo).

All'inizio questi studenti giapponesi dimostravano le loro abilità e saltavano nella sala. Ne conoscevo solo uno che si era tinto i capelli e sembrava Son-Goku. Allora gliel'ho detto ed è rimasto molto contento. Il resto del gruppo si è diviso in due parti per ogni estremità della corda e abbiamo iniziato a saltare la corda soli e in coppia.

Ho iniziato così a ricordare meglio alcuni campeggiatori come Roberto, il ragazzo messicano che non ha tolto i calzini, è scivolato ed è caduto col sedere a terra mentre provava a saltare la lunga corda. Io ho provato un paio di volte solo e in coppia, anche con Son-Goku, ma quando ho provato a fare qualche numero nel mio giro in solitaria sono caduto anch'io poco prima della fine... e sono andato via rotolando.

Poco dopo, il divertimento è finito e ci siamo riuniti perché c'era ancora una parte del programma con i membri Lions che avrebbero tenuto un discorso. Ancora una volta abbiamo osservato gli studenti giapponesi e poi ci siamo presentati, con nome e provenienza.

Dopo esserci seduti a terra poiché stanchi, abbiamo deciso di raggiungere l'hotel (nuovo). Abbiamo trascorso circa 2 ore e mezza in questa sala divertendoci tantissimo.

Il Grand Yao Hotel e la preparazione per la danza Bon

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Il nuovo hotel non era per niente male. Mentre aspettavamo nella reception ci hanno consegnato le chiavi delle camere e ci hanno detto con chi avremo dormito. Eravamo al IV piano e potevamo usare sia l'ascensore che le scale. Poiché nella nostra stanza eravamo tutti maschi abbiamo deciso di usare le scale. Ovviamente, ci siamo persi sul piano sbagliato.

La prima volta in un hotel giapponese e la nostra camera

Questa era anche la mia prima volta in un hotel quindi ero curioso di vedere le camere. Poiché non conoscevo gli altri (e parlo anche dello staff del campeggio) ero un po' più attento al mio comportamento. Poi però ci siamo rilassati tutti più del previsto.

Ora, parliamo delle camere... La nostra era abbastanza grande ed era un altro esempio di quello che dovrebbe considerarsi un hotel tradizionale. La camera, o meglio lo spazio, era diviso in più parti. I più grandi, forse della stessa grandezza, avevano un piccolo tavolo e cuscini per sedersi e nell'altro si trovavano i sacchi a pelo e un balcone.

Eravamo 4 ragazzi e c'erano due sacchi a pelo da una parte e altri due di fronte. In ogni camera c'era anche il condizionatore.

Per quanto riguarda le toilette e i bagni, entrambi erano molto piccoli, soprattutto la zona delle toilette. Avevo difficoltà con le gambe, perché sedendomi si appiccicavano al muro. Scommetto che i più alti avevano ancora più problemi. Un altro problema, sebbene momentaneo, era quello dello sciacquone che a volte non voleva funzionare e andavamo nel panico.

I bagni avevano un lavabo e una vasca con una lunga tenda per evitare che l'acqua arrivasse nell'altro spazio. Non dovevamo nemmeno preoccuparci per gli asciugamani perché per ogni ospite della camera ce n'era uno sui materassi.

Dopo aver sistemato gli zaini, abbiamo deciso un ordine per lavarci e poi abbiamo iniziato a girare un po' per i corridoi, perché mancava ancora una mezz'ora all'inizio della cerimonia e del festival della danza Bon.

La cena prima della danza Bon

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Camminando nei corridoi abbiamo trovato dei divani e distributori con centinaia di bibite in lattina. Quando mancavano circa 5 minuti per raggiungere l'ingresso della sala, abbiamo iniziato a correre per le scale per essere i primi ad arrivare. Arrivati di nuovo al primo piano, abbiamo trovato modesti negozi di vestiti e scarpe e anche pasticcerie. Sembra che in Giappone sia normale avere dei negozi negli hotel. Alcuni (e anche questo) sembrano essere presi dal mercato e messi poi negli hotel.

Mentre davamo un'occhiata alle offerte, sono arrivati gli altri. Quando hanno visto che eravamo vestiti in modo normale con sandali e infradito ci hanno fatto correre su a indossare la polo bianca e abiti "ufficiali" o "da cerimonia". Io ho messo le scarpe e ho sperato andasse bene così. I primi a scendere e gli ultimi ad arrivare in sala.

Siamo scesi al secondo piano vicino alla cucina e abbiamo aspettato per entrare in questa grande sala. Non avevo ancora nessuna idea di cosa sarebbe successo e cosa avremmo dovuto fare. Era la mia prima sera con i campeggiatori e i responsabili e ancora non avevo conosciuto tutti e l'atmosfera che si creava in compagnia. Si entra!

Wow, era una sala abbastanza grande, con diversi tavoli pieni di cibo: solo a guardarli ci è venuta l'acquolina. Vicino alle porte gli organizzatori avevano preparato un tavolo con le bevande incluse la soda o le più tipiche giapponesi, come il tè verde.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Prima di iniziare ci siamo seduti intorno a 3-4 tavole rotonde. Il Lions Club di Osaka e altri gruppi erano seduti dietro e alla fine dei tavoli lunghi e nella sala c'era un palco con gli strumenti di una band, che avrebbe suonato la musica del Bon Festival con i tamburi tradizionali.

Giorno 18: l'arrivo a Osaka, la meditazione Zazen e il festival della danza Bon

Mentre eravamo seduti, abbiamo ascoltato gli interventi sul palco sia in giapponese che in inglese. Non ricordo molto, ma probabilmente ci hanno dato il benvenuto a Osaka, augurandoci di trascorrere bei momenti e sperando che stessimo apprezzando il Giappone. Ovviamente sì! Prima che il festival iniziasse, ci hanno dato una sorta di mappa, un grande foglio sottile che all'inizio pensavamo fosse un tovagliolo, ma che in realtà era un documento con testi in giapponese. Mi chiedevo quale fosse il senso e cosa ci fosse scritto. Forse aveva a che fare con i lottatori di sumo?! Ma non hanno spiegato molto bene. Un'altra cosa che è stata consegnata agli ospiti è stato un ventaglio con dei simboli stampati. Ci è stato molto utile, non solo quella notte (perché sudati dopo aver ballato) ma anche per gli altri giorni. Devo dire che questi tipici del Giappone sono grandi e fanno molto vento. La cosa negativa è che purtroppo quando si smette di sventolare e la magia svanisce, ci si sente morire di nuovo per il caldo.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Ciò che più ci interessava era iniziare a mangiare. Una volta ricevuto il permesso, abbiamo occupato il tavolo centrale e iniziato a riempire i nostri piatti con questi cibi dall'aspetto invitante. Patate, pollo, granchi fritti, insalata, riso, biscotti e torte, bibite per tutti... è stata davvero un'ottima serata. Dopo essere stato in Giappone sono impazzito per la salsa di soia e altre spezie che usano con riso, carne e insalata. Quando a Vienna ho mangiato sushi e ho sentito questo sapore... mi ha riportato indietro con la mente in Giappone. Anche se trovo che il libro di Marcel Proust sia noioso, deve esserci un fondo di verità nella storia delle madeleine (o nel mio caso con i maguro, gohan, ebi-tempora) che risvegliano i ricordi del passato quando le si mangiano.

Bene, è arrivato il momento di raccontarvi del festival.

Il festival Bon-odori e una serata piacevole

Giorno 18: l'arrivo a Osaka, la meditazione Zazen e il festival della danza Bon

Dopo esserci saziati, ci è stato comunicato che il festival o meglio lo spettacolo stava per iniziare. Ho preparato la mia fotocamera (se volete, posso mostrarvi il video). La musica è iniziata.

La band era già sul palco, era composta da cinque persone che indossavano un kimono bianco e suonavano i tamburi. Tre o quattro tenevano il tamburo appeso al collo e appoggiato al petto e lo colpivano con due bastoni su ogni lato; l'altro invece suonava un tamburo poggiato su una struttura in legno e mi ha ricordato il bonghetto che suonavo in passato. Impossibile non notare che tutti indossavano una bandana bianca con un nodo sulla fronte. Dietro al palco c'era un lungo telo di seta bianco e rosso, però non so cosa rappresentasse. La musica, i colpi al tamburo, facevano muovere tutti e battere le dita a tempo sul tavolo. Proprio perché suonavo il bonghetto, ero stato pervaso da una voglia improvvisa di salire sul palco e unirmi a loro.

Giorno 18: l'arrivo a Osaka, la meditazione Zazen e il festival della danza Bon

Gli uomini stavano suonando da circa un minuto quando le donne, indossando un kimono e un grande cappello triangolare giallo, sono entrate in sala, danzando una dietro l'altra. La cosa si faceva più interessante. Quindi l'inizio della danza bon si presentava così. O almeno in una di queste forme. Il movimento tipico consisteva nell'agitare entrambe le mani a destra e a sinistra in altro e in basso, guardando i piedi e muovendo anche la testa. La danza bon... aspettate, non sapete cosa sia in realtà vero?

La danza Bon (o "Bon-odori" come direbbero i giapponesi) e il rispettivo festival sono una delle tradizioni più popolari e diffuse in Giappone. Ci hanno detto che è un'usanza che si celebra da diversi secoli. Anche se non abbiamo visitato nessun festival al di fuori della città, abbiamo imparato alcuni passi e ci siamo goduti lo show Bon-odori. Il festival in sé è legato alla tradizione buddista (ma in Giappone) in onore degli spiriti dei nostri antenati. Potrei paragonarlo al giorno festivo di Tutti i Santi (o Halloween) il 1 novembre. Le famiglie si riuniscono e visitano le tombe dei loro cari. Comunque anche in Giappone è legato alle anime degli antenati, che dovrebbero poi visitare gli altari nelle case. Ho scritto in altri articoli che ho visto altari in molte case che ho visitato, soprattutto in quelle delle famiglie più tradizionali e dei più anziani. Per quanto riguarda la durata, il festival dura tre giorni e poiché eravamo nella regione Kansai avremmo goduto solo dell'ultimo giorno (dal 15 al 18).

Le donne indossavano un kimono rosa, blu e bianco e la "squadra" era composta sia da donne giovani che adulte (senior). Devo ammettere che i cappelli erano davvero strani, almeno per me. Non li avevo mai visti prima e purtroppo li ho associati subito a Pyramid Head (conosciuto anche come Uomo Nero o Testa di triangolo). Probabilmente all'interno i cappelli avevano un cerchio alla base, ma erano piegati in due metà al centro e messi sulla testa, creando uno strano triangolo o una sorta di melone (ma giallo, di quello che non mangereste).

Ho girato un video di pochi minuti mentre ballavano, potete guardarlo (e magari imparare i passi? ) qui.

Quando hanno terminato la danza, le donne sono uscite lentamente e lasciato spazio ai prossimi. Abbiamo applaudito e nel mentre sono entrati uomini che indossavano un kimono blu, pantaloncini bianchi e bandana bianca sulla testa. Sembravano pronti per un party hawaiano, mancava solo la ghirlanda di fiori al collo. Erano anche più "gangsta" nei movimenti, scendevano giù con i corpi a volte facendo come degli squat e ballando allo stesso tempo. Anche questo è durato per alcuni minuti e poi sono usciti di scena.

Le donne sono comparse di nuovo e hanno iniziato a muoversi lentamente intorno al tavolo mentre ballavano e ci invitavano ad unirci a loro. Ovviamente l'abbiamo fatto!

I membri del Lions Club ci hanno portato delle scatole con un kimono bianco da indossare se volevamo. Io ne ho preso subito uno, perché non avrei dovuto?

Una lunga fila di persone ha riempito la sala e abbiamo iniziato a muoverci lentamente provando a imparare i passi allo stesso tempo. Il gruppo ora era composto dalle donne giapponesi e da tutti i membri del Lions Club (leader, responsabili e noi ragazzi). Alcuni tra noi erano un po' timidi o non riuscivano a imparare i passi. Spesso mi sono sentito tra questi, quando pensavo tanto e analizzavo tutto invece di provare a farlo semplicemente. In realtà, in entrambi i casi ho fallito e ho continuato a muovermi con i passi sbagliati almeno per mezz'ora.

Devo ammettere che mi sono davvero divertito a ballare e ad ascoltare la musica. All'inizio mi trovavo tra queste donne anziane che sorridevano ogni volta che io o un altro compagno continuavamo a guardarci intorno nel disperato tentativo di imparare i passi. Alla fine ce l'ho fatta. Dovete stare attenti per non perdervi e "uscire dal sistema" inventando nuovi passi o un ritmo tutto vostro nella testa. A me ovviamente è successo quando mi ritrovavo a battere le mani qualche secondo dopo gli altri e mi sentivo uno stupido.

Giorno 18: l'arrivo a Osaka, la meditazione Zazen e il festival della danza Bon

Volete imparare i passi? Sono difficili da spiegare e ovviamente non avrebbe senso a meno che non guardiate qualcuno ballare. Vi consiglio di guardare questo video. Quello che abbiamo fatto è stato provare a muoverci portando le mani in alto a destra, poi in altro a sinistra, nel mentre disegnando due cerchi. Poi si passa a disegnare due cerchi in basso partendo dalla destra e poi continuando a sinistra. Non sono ancora sicuro di un passo (l'ho sbagliato tante volte), quando arriva la fine e si dovrebbero battere le mani. Dopo aver ripetuto questo passaggio quattro volte, bisogna andare con entrambe le mani prima a destra e poi a sinistra ma senza disegnare un cerchio. Poi entrambe le mani si avvicinano, formano un cerchio e si fermano all'altezza della testa. Piccola pausa e poi due volte clap-clap! Questo è tutto. Non sembra male, vero? Guardate il video, non sono bravo a spiegare.

Il problema con questa danza è che vi stancherete subito e dopo due giri inizierete a non sentire più le gambe. Sì, perché dovete fare dei piccoli passi con entrambi i piedi, abbassare un po' il vostro corpo e considerando che questa posizione vi stancherà molto... immaginate di camminare così per 15-20 minuti. Sembra divertente, ma in realtà vi farà sentire come se vi avessero colpito con una mazza da baseball.

Giorno 18: l'arrivo a Osaka, la meditazione Zazen e il festival della danza Bon

Alla fine tutti hanno imparato i passi e abbiamo anche chiesto una pausa che ci è stata concessa. Dopo grandi applausi, ci siamo precipitati a bere qualcosa e poi tempo di foto. C'era anche una mascotte del Lions Club (o qualcuno che semplicemente era travestito da leone) che indossava un kimono, così abbiamo fatto una foto di gruppo.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Al concludersi della serata ci sono state le nomination di fine programma. Ci siamo seduti tutti di nuovo al tavolo e stanchi morti abbiamo ascoltato il discorso dello staff del Lions Club. Ci hanno ringraziato per aver partecipato e imparato qualcosa della loro tradizione. Hanno detto che ci sono state diverse persone che hanno davvero ballato bene e ai vincitori avrebbero consegnato un kimono speciale, come premio e ricordo di questa serata. Il migliore della serata è stato Gregoire dal Belgio e gli altri diplomi sono stati consegnati a Beatrice dalla Spagna e a Gabrielle dagli Stati Uniti.

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

Così si è conclusa la festa e abbiamo lasciato la sala. Poiché era un peccato lasciare tutte le bottiglie di succo, ne abbiamo portata qualcuna in camera.

Programma del giorno successivo

day-18-arriving-osaka-zazen-meditation-b

(La vista dal nostro balcone su Osaka, lato sud... o meglio la città satellite).

Siamo ritornati in camera e ci siamo addormentati almeno dopo un'ora. Avevo ancora problemi con il naso e ho provato a evitare l'aria condizionata, ma senza sembrava di morire. Per la prima volta ho dormito sul materasso sul pavimento di un hotel ed era abbastanza comodo. Avevamo tante coperte e cuscini. Il problema erano le vetrate del balcone. In effetti, hanno una storia particolare.

Le vetrate, o meglio pareti mobili, erano molto trasparenti anche quando si trattava di oscurare la luce del sole. Addirittura quando spegnevamo le luci era possibile vedere le luci delle strade. Poiché io sono quel tipo di persona che per dormire ha bisogno del buio assoluto, non ci speravo più. Anche adesso, dopo 5 mesi in Austria mi sono abituato, ma mi sveglio presto all'alba. Più o meno succedeva lo stesso anche lì, ero tra i primi a svegliarmi al mattino.

E cosa avremmo fatto il giorno dopo? Avevamo in programma un lungo viaggio di 6 ore verso... Hiroshima! Andate a leggere del nostro viaggio a Hiroshima e al Memoriale della Pace qui. Non vedevo l'ora! E così mi sono addormentato. Buonanotte!

Grazie per aver letto il mio articolo.

Copyright per le foto: Lions Club di Osaka e responsabili del Lions Club.

Ragazzi! Se avete anche voi la passione per la cultura asiatica date un'occhiata all'articolo sulla giornata all'insegna della cucina asiatica per sperimentare qualche nuova ricetta.

Mentre se avete in programma un viaggio a Parigi non perdetevi il post sul quartiere giapponese a Parigi!

Ah, dimenticavo! Se state cercando un alloggio, noi possiamo aiutarvi! Erasmusu vi permette di scegliere tra spaziose stanze, monolocali, residenze universitarie e appartamenti. In questo modo potrete trovare l’alloggio che più vi piace online e prima del vostro arrivo in città.


Galleria foto



Commenti (0 commenti)


Vorresti avere il tuo proprio blog Erasmus?

Se stai vivendo un'esperienza all'estero, sei un viaggiatore incallito o semplicemente ti piacerebbe promuovere la città in cui vivi... crea un tuo proprio blog e condividi la tua esperienza!

Voglio creare un mio blog Erasmus! →

Non hai un account? Registrati.

Aspetta un attimo, per favore

Girando la manovella!