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I sette segreti di Bologna


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I Sette Segreti di Bologna

Pubblicato da Chiara Menghetti — un anno fa

Bologna, la città dove ho vissuto per tre anni della mia vita, è in assoluto una delle mie città preferite al mondo. E’ vivace, colorata, ricca di storia, divertente, certe volte caotica ed eccessiva. Non mancano mai le occasioni di divertimento, a prescindere dalla tipologia di divertimento che si predilige: ognuno a Bologna può trovare la sua zona ideale, che offra I passatempi che sono più adatti alle single persone e che sia frequentata da gente con interessi simili.

E poi uscire in strada a Bologna significa incontrare sempre degli amici, o perlomeno dei potenziali amici: a qualunque ora del giorno e della notte le sue strade sono affollate e apparentemente in festa.

Per me Bologna è una scarica di energia e di gioia, e tornarci mi dà sempre questa impressione.

Non è stata solo la sua atmosfera, il suo clima festoso, a farmi letteralmente innamorare di Bologna: secondo me è anche bellissima, oggettivamente. Mi piacciono le sue case basse, con le facciate sui toni del rosso e dell’arancione, così come anche i palazzi più sfarzosi della zona sud, le sue piazze, dalla caotica Piazza Verdi, alla frequentatissima piazza San Francesco, all’immensa Piazza Maggiore, le sue torri, dalle due che svettano in fondo a via Rizzoli (alle quali ho dedicato un post nella sezione “Luoghi”) a quelle nascoste fra i quartieri del centro, fino alle meraviglie segrete come piazza Santo Stefano e il complesso delle Sette Chiese (al quale ho dedicato un altro post specifico, sempre nella sezione “Luoghi”).

In effetti, è proprio di segreti che vorrei parlare in questo post.

Infatti su certe zone o punti specifici del centro di Bologna aleggia ancora oggi del mistero. Sono spesso oggetti dall’apparenza particolare, o magari fenomeni bizzarri, che esistono da secoli e che hanno portato alla diffusione di leggende e racconti su di essi. Ed in più, proprio per la stranezza e l’originalità di questi oggetti e fenomeni, sono di fatto diventati delle attrazioni turistiche, che i viaggiatori che fanno tappa a Bologna si divertono a sperimentare.

Non a caso, ogni volta che qualcuno che non conosce la città viene (veniva ormai) a trovarmi, una volta finito il tour convenzionale fra piazza Maggiore, le Torri, Piazza Santo Stefano, il Quartiere ebraico e tutto il resto, rimaneva stupito nello scoprire uno per uno tutti e sette i segreti di Bologna.

Il primo segreto: la Piccola Venezia

Il primo dei sette segreti, che ormai è a dire la verità tutt’altro che segreto, è la cosiddetta “piccola Venezia”. Ebbene sì, non lo sa quasi nessuno ma anche Bologna è dotata di canali che si snodano fra le abitazioni, e la piccola Venezia ne è la dimostrazione.

Il punto più caratteristico, che sprigiona la vena fotografica di qualunque turista, è la finestrella di via Piella. Al numero 16 di questa strada, accanto all’osteria Biassanot si trova una piccola apertura nel muro arancione. A chi non lo sa potrebbe passare del tutto inosservata, ma se si spinge leggermente sulla sorta di piccola botola che chiude la finestra si apre il canale delle Moline. E’ un angolo veramente pittoresco, perché oltre all’acqua leggermente tendente al verde del canale, vi si affacciano casine colorate con balconcini decorati con fiori ed oggetti particolari.

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Dall’altro lato della strada invece c’è un vero e proprio balconcino, che permette di apprezzare più o meno la stessa vista. Tra l’altro, nella stessa zona, ci sono numerosi altri affacci (per esempio in via Oberdan ed in via Malcontenti).

Tuttavia, ciò che rende la finestrella di via Piella così speciale è proprio il fatto che sia un po’ segreta (appunto), e che il canale si scopra solo a chi sa che c’è, oltre una anonima finestrella.

Questo poi è un segreto nel segreto: esiste un altro affaccio che per me è paragonabile (se non addirittura meglio) di quello di Via Piella, e si trova sul retro di un piccolo bar, il caffè opera e tulipani di via Alessandrini. Infatti, dal piccolo terrazzo dove si può bere un aperitivo o fare colazione con una fetta di torta si può sentire lo scorrere dell’acqua del canale ad ammirare le facciate colorate delle abitazioni e i terrazzi variopinti di inquilini probabilmente molto originali.

Il secondo segreto: il telefono senza fili

Il secondo segreto è più che altro un giochino, ed è praticamente impossibile passare sotto il Voltone del potestà, in Piazza Maggiore, e non notare alcune persone intente a provarlo. Il gioco funziona così: costringete due dei vostri amici che non conoscono Bologna ed i suoi segreti a posizionarsi a due angoli opposti del voltone, rivolti verso le colonne. Ora fategli dire qualcosa, senza alzare il tono di voce, sempre mantenendo il volto verso le colonne. Rimarranno stupiti nel constatare che le loro voci gli arriveranno forti e chiare, come se si stessero parlando faccia a faccia.

Magari non è proprio una magia, magari dipende da qualche legge della fisica che influenza l’acustica del luogo, ma posso assicurare che la faccia dei vostri amici quando si staccheranno dalle colonne sarà sbalordita.

Il terzo segreto: le tre frecce

Anche questo segreto, come i primi due, è in realtà molto noto: si tratta delle tre frecce conficcate sul soffitto di legno del portico di ingresso della Corte Isolani, al civico numero 26 di strada Maggiore.

Ancora una volta è impossibile passare di lì e non notare un gruppetto di persone con il naso all’insù, intente nella ricerca di queste tre famose frecce. Infatti, per qualche strano motivo (forse potrebbe essere l’ottavo segreto, le tre frecce che spariscono), è sempre difficile riuscire ad individuare le frecce nel soffitto di legno, anche per chi sa esattamente dove si trovano. Tendono sempre a confondersi con le striature del legno, per cui, quando la guida in erba della città di Bologna si accinge a raccontare la storia legata a questo strano segreto, che quasi sempre un iniziale momento di imbarazzo, in cui tutti si chiedono di quali frecce stia effettivamente parlando.

In effetti però ci sono davvero tre frecce, conficcate in verticale vicino ad uno degli angoli del soffitto, quello in alto a destra se si guarda dall’ingresso della Corte Isolani.

La leggenda che le riguarda narra che tre briganti si trovassero lì per regolare dei cont con un bolognese benestante, che evidentemente gli aveva fatto qualche torto. Sempre secondo la leggenda, nel momento in cui i briganti imbracciarono i loro archi per uccidere il signorotto, una ragazza nuda si affacciò alla finestra distraendoli, facendogli scoccare le frecce verso il soffitto e portando al fallimento dell’attentato.

L’attentato sarà anche fallito ma la pessima mira e pessima concentrazione dei briganti hanno creato un divertente passatempo per i turisti bolognesi per diversi secoli.

Il quarto segreto: l’erezione del Nettuno

Il Nettuno, vigoroso e possente, posto davanti all’ingresso della sala Borsa e adiacente a Piazza Maggiore, è un altro dei simboli più noti di Bologna. Meno noto (ma comunque piuttosto noto), è il fatto bizzarro che se lo si osserva da una particolare angolazione il suo dito indice cade esattamente dove cadrebbe (non è esattamente il termine giusto), la sua…erezione.

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In questo caso non c’è nemmeno bisogno di girare intorno al Nettuno per ore per trovare il punto esatto: infatti la zona incriminata, per la gioia dei turisti e per il divertimento un po’ di tutti, è segnata con una pietra scura vicino all’ingresso della sala borsa, che è quasi sempre occupata da qualche fotografo con il cellulare.

Il quinto segreto: Cannabis protectio

Il quinto segreto è decisamente meno conosciuto rispetto agli altri quattro, ma è di fatto piuttosto semplice da notare se si ha un buon occhio ed un grande spirito di osservazione. Si trova non lontano dal Nettuno, all’angolo fra Via Rizzoli e Via indipendenza. Se alzate la testa verso il soffitto del portico di via indipendenza noterete l’iscrizione in latino“Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia”. Come si può facilmente dedurre anche senza essere latinisti, la scritta significa letteralmente “Il pane è vita, la cannabis è protezione, il vino è gioia. Tuttavia, non è chiaro quale sia il reale significato del riferimento alla cannabis come fonte di protezione: c’è chi ha ipotizzato che potesse essere protezione dal dolore, dai sentimenti, dai problemi e chi, invece, ha fatto riferimento alla ricchezza. Infatti pare che in passato gran parte della ricchezza della città di Bologna derivasse proprio dal commercio della canapa.

Il sesto segreto: Il vaso rotto in cima alla Torre degli Asinelli

Questo sesto segreto, come si può facilmente intuire, si trova all’interno della torre degli Asinelli, in fondo a via Rizzoli, all’incrocio con via Zamboni e Strada Maggiore. Devo dire a questo proposito che l’unica volta in cui sono salita sulla torre degli Asinelli, dopo aver concluso gli esami della triennale (a Bologna gira questa voce per cui se sali sulla torre prima di finire gli esami non ti laureerai, ne ho parlato approfonditamente nel post dedicato alla Torre degli Asinelli), mi sono completamente dimenticata di controllare se il vaso rotto ci fosse davvero.

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Quindi non posso di fatto testimoniare in proposito, ma vi riporto la leggenda così com’è.

Si dice che in cima alla torre degli Asinelli si trovi un vaso di ceramica rotto, non si sa bene perché, né da quanto tempo si trovi effettivamente lì (e io in realtà non so nemmeno se si trovi lì o meno). Ad ogni modo questo vaso rotto dovrebbe rappresentare la capacità degli abitanti di Bologna di risolvere i conflitti in maniera civile e pacifica.

Il settimo segreto: panum resis

Questo è un altro segreto del quale non ho potuto constatare personalmente l’esistenza. Si dice che in una delle cattedre della sede storica dell’università di Bologna, in Palazzo Poggi, al civico numero 33 di via Zamboni, sia incisa la scritta “panum resis”. Di fatto è un segreto che tutti gli studenti di Bologna conoscono, ma solo per sentito dire: non conosco una singola persona che si sia mai veramente filata questo segreto, andando in palazzo poggi per verificare, Ad ogni modo la frase latina “panum resis” starebbe a significare che la. Conoscenza sia alla base di ogni scelta importante, insomma un ottimo invito da rivolgere a dagli studenti.

E poi, anche se non siete studenti bisognosi di motivazione e magari non state propriamente cercando questo settimo segreto, il mio consiglio è di visitare Palazzo Poggi, perché dentro è veramente magnifico, con le volte dei soffitti affrescate e splendide sculture nei cortili interni.

Questi che ho appena elencato sono i sette segreti “ufficiali”, quelli che ogni bolognese custodisce con orgoglio e che ogni studente fuorisede scopre fin dai primi giorni.

In realtà però secondo me ne esistono altri, anche se non sono completamente certa che si possano definire segreti.

Il primo segreto/non proprio segreto: il complesso delle Sette Chiese

Il primo segreto non proprio segreto è il complesso delle Sette Chiese, del quale ho parlato in un post molto approfondito nella sezione luoghi. Dall’esterno esso appare come una normale, antica chiesa romanica (comuque splendida), mentre all’interno il visitatore sbalordito scopre che racchiude sette ambient distinti, risalenti ad epoche storiche diverse e quindi con stili architettonici molto vari. Seppure non sia esattamente un segreto, l’atmosfera che si respira quando si accede alla prima delle sette chiese per poi passare alla seconda, è davvero misteriosa.

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Il secondo segreto/non proprio segreto: i portici di San Luca

L’ultimo dei segreti che mi vengono in mente riguarda infine i portici di San Luca. San Luca è uno spettacolare santuario, simbolo di Bologna per bolognesi e studenti fuorisede, che iniziano a sentirsi “a casa” non appena vedono spuntare la su cupola azzurro/verde dai colli. Per raggiungerlo è necessario percorrere una lunghissima scalinata porticata, che parte da via Saragozza e arriva fino all’ingresso del santuario. La cosa particolare riguarda essenzialmente il portico in sé, la sua lunghezza e la sua struttura. Non tutti sanno che si tratta del portico più lungo del mondo: 3796 metri con 666 arcate 8in realtà però dipende tutto da dove si inizia a contare, e ad oggi non c’è chiarezza).

Il numero 666 in particolare, secondo la Bibbia, è il numero che rappresenta la Bestia dell’Apocalisse, Satana, l’Anticristo: di conseguenza alcune leggende bolognesi hanno immaginato che il famoso portico di San Luca fosse una rappresentazione del Demonio sotto forma di serpente che si inerpica sinuoso su per i colli e che il Santuario fosse una rappresentazione di Maria, che gli schiaccia la testa.

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Dall’altra parte però non tutti sono d’accordo su questo conteggio delle arcate, per cui la leggenda del serpente del Demonio e del Santuario/Maria potrebbe essere soltanto una suggestione.

Ad ogni modo, segreto o non segreto, serpente o non serpente, San Luca è un luogo che vale la pena raggiungere quando ci si trova a Bologna. Se non si ha voglia o tempo di percorrere gli oltre seicento portici ci si può facilmente arrivare in macchina. Una volta scesi si rimarrà estasiati nell’ammirare la mole del santuario e la vista su Bologna che si apre da sotto i portici.

La città di Bologna è apprezzata anche per la qualità del suo ateneo. Infatti è tra le migliori università d'Italia.

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