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Le due Torri


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Le Due Torri di Bologna

Pubblicato da Chiara Menghetti — un anno fa

Le due torri

La città di Bologna, ed in particolare il suo centro storico, è ricchissimo di torri. Si pensa che in epoca medievale il panorama cittadino fosse caratterizzato dalla presenza di oltre centocinquanta torri. Esse, oltre a svolgere una funzione strategica e militare (per la difesa e per l’avvistamento dei nemici), erano più che altro la manifestazione più ovvia del prestigio delle famiglie che ne erano proprietarie. 

Di queste centinaia di torri, oggi a Bologna ne sopravvivono solo venti (oltre alla torre degli Asinelli e alla Torre Garisenda, degne di nota sono la Torre Prendiparte e la torre Accursi).

Le due torri di Bologna, la torre Garisenda e la Torre degli Asinelli, sono fra gli edifici più iconici della città. Svettano in fondo a via Rizzoli e, con la loro altezza, sono visibili da ogni angolo della città. Per ogni bolognese o studente fuorisede, le due torri sono un punto di incontro, un simbolo, ed hanno un grande significato. 

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La torre Garisenda

La torre garisenda, che risale allo stesso periodo della Torre degli Asinelli, si differenzia da essa per la minore altezza e per l’aspetto più “tozzo”. Infatti ha un’altezza di soli 47 metri. Tuttavia, non è sempre stata così: in origine infatti la torre, di proprietà della famiglia benestante Garisendi, era alta circa 60 metri. Venne poi ridotta in seguito a cedimenti strutturali, gli stessi cedimenti che hanno generato la forte inclinazione della torre, di ben 3,22 metri.La pendenza della torre, unita alla pendenza della Torre degli Asinelli (che è comunque minore), fa sì che quando ci si trova fra le due si abbia l’impressione che queste stiano per franare l’una sull’altra.

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Nonostante la minore altezza rispetto alla Torre degli Asinelli, Dante Alighieri, che più volte transitò a Bologna, ne fu talmente colpito che la menzionò più volte nelle sue opere, sia nella Divina Commedia (nell’Inferno), sia in uno dei sonetti. A sottolineare la particolarità della torre Garisenda, che sta proprio nella sua inclinazione, nell’Inferno Dante la paragonò al Gigante Anteo nell’atto di chinarsi. I versi di Dante descrivono talmente bene l’immagine della torre, che sono stati riportati su un’epigrafe, che recita: 

“Qual pare a riguardar la Garisenda / sotto il chinato quando un nuvol vada / sovr’essa sì ch’ella in contrario penda, / tal parve Anteo a me, che stava a bada / di vederlo chinare ...”

(Dante Alighieri, Inferno, canto XXXI)

 

La torre degli Asinelli 

La torre degli Asinelli fu costruita fra il 1009 ed il 1019 dall’omonima famiglia bolognese. Ha un’altezza poco più di 97 metri (con uno strapiombo di 2,32 metri), che comprendono anche la “rocchetta” che circonda il basamento, realizzata nel 1488 per ospitare i soldati di guardia.

La torre è poi molto nota per il suo ruolo scientifico: infatti nel luglio del 1790 lo scienziato Giovan Battista Guglielmini decise di sfruttare la leggera pendenza della torre degli Asinelli per osservare gli eventi causati dalla rotazione terrestre. Guglielmini fece quindi cadere delle sfere di piombo dalla sommità della torre e ne osservò la deviazione rispetto alla verticale. 

Con questo esperimento Guglielmini riuscì aricavare prove suffiienti per sostenere la sua tesi iniziale e publicò un’opera intitlata “De diurnoterrae motu”, che ovviamente citava la Torre degli Asinelli come sede dell’esperimento.

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 Le scale della Torre degli Asinelli

Per gli studenti in particolare, c’è una piccola superstizione legata alla più alta delle due, cioè la Torre degli Asinelli. Infatti, se ci si arrischia a salire sulla sua cima prima di aver concluso gli esami, non ci laureerà. Tra l’altro oltre a questa, a Bologna ci sono molte altre superstizioni simili, come quella che impone di non attraversare piazza Maggiore in diagonale, pena la stessa sorte. 

Per questo negli anni a Bologna mi ero limitata a passare quotidianamente accanto alla Torre degli Asinelli, ma non avevo assolutamente nessuna intenzione di salirci. Tra l’altro normalmente non sono una persona superstiziosa, ma per qualche motivo il fatto che le scale della Torre degli Asinelli potessero essere collegate ai tempi della mia laurea mi incuteva non poco timore. 

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Quindi aspettati pazientemente l’inizio dell’estate del terzo anno, di aver concluso gli esami e di aver caricato la tesi. Fui abbastanza coraggiosa da non aspettare che il mio relatore la approvasse, quindi potenzialmente qualcosa poteva ancora andare storto. 

In ogni caso decisi che era arrivato il momento di scalare la Torre degli Asinelli: era il 24 giugno, il giorno che succedeva il mio compleanno ed in cui i miei genitori erano venuti a Bologna per aiutarmi a liberare la mia ultima casa. 

Per salire sulla Torre è necessario fare il biglietto, al costo di 5 euro a persona, all’ufficio turistico che si trova in Piazza Maggiore. Una volta preso il biglietto avremmo dovuto scegliere un orario per la visita, che nel nostro caso fu intorno alle quattro del pomeriggio.

Per arrivare in cima alla torre è necessario percorrere 498 scalini, inizialmente disposti in una scala a chiocciola per poi diventare sempre più ripidi. Inutile dire che arrivare sul terrazzo fu una fatica immane, resa ancora maggiore dal caldo di quel giorno.

Una volta arrivati sulla terrazza però, lo spettacolo non mi deluse affatto. Avendo vissuto a Bologna per tre anni ed essendo letteralmente fissata con quella città, da 97 metri d’altezza potevo riconoscere ogni angolo, ogni via, ogni piazza ed ogni palazzo del centro, fino a San Luca verso i colli e San Michele in bosco, vicino a porta San Mamolo. 

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Dall’alto si vedeva la larga via Rizzoli, piazza Maggiore, poi Ugo Bassi fino a via del Pratello, dove si trovano ottime birrerie; dall’altro lato, più sottili si intravedevano via San Vitale e strada Maggiore, con il Palazzo della mia facoltà in fondo; verso sud est c’era via Santo Stefano, che conduceva all’omonima piazza, probabilmente la mia preferita di tutta Bologna; verso nord est partiva via Zamboni, che è sede della maggior parte delle facoltà, ed infine piazza Verdi, il cuore della Bologna universitaria.

Per me fu un vero spettacolo, il modo ideale per concludere i tre anni di università nella città che avevo amato fin dal primo giorno. 

PS. Anche se non ho aspettato l’approvazione del mio relatore prima di salire sulla Torre degli Asinelli, alla fine mi sono laureata!

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