Usanze napoletane natalizie

Pubblicato da I love travelling ! — 2 anni fa

Blog: Ricette napoletane
Tags: Ricette Erasmus

Ciao a tutti!!!

In questo articolo vi parlerò delle usanze tradizionali napoletane durante il periodo natalizio.

Il Natale è molto sentito dal popolo napoletano. Nella maggior parte delle case, le mamme, il primo giorno del mese di dicembre, tirano fuori un bustone pieno di decorazioni natalizie per la casa e la addobbano; mentre i papà si occupano dell’illuminazione per le finestre e per gli spazi esterni.

La tradizione napoletana vuole, però, che l’albero di Natale venga preparato, da tutti i componenti della famiglia, il giorno otto dicembre, giorno in cui si festeggia l’Immacolata Concezione. Lo stesso giorno, viene tirato fuori anche il presepe. Ed, entrambi, vengono rimossi, insieme alle luci ed alle decorazioni natalizie, dopo il sei gennaio, giorno dell’Epifania.

L’albero di Natale è sempre un abete (può essere sia vero che finto), che viene addobbato con palline, campanelle, luci, festoni, e tanti piccoli altri oggetti. Ed è proprio sotto l’albero di Natale, che Babbo Natale lascia i suoi doni, ai bambini che hanno fatto i bravi, la notte del 24 dicembre. Tuttavia, qualche famiglia preferisce, soprattutto quando i bambini sono molto piccoli, far arrivare Babbo Natale (solitamente un amico o un parente, travestito) a portare i regali, allo scoccare della mezzanotte del 25 dicembre, dopo il cenone della Vigilia di Natale.

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Il presepe, chiamato anche “presepio” da molti napoletani, è una ricostruzione della nascita di Gesù, le cui origini risalgono al Medioevo. Inizialmente italiana, l'usanza di allestire un piccolo presepe in casa, attualmente questa usanza si è diffusa in tutto il mondo…in tutte le case cattoliche!!!

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Il presepe napoletano si caratterizza per lo sfarzo, la spettacolarità, l'affollamento di figure, la riproduzione di scene molto sofisticate, nei minimi dettagli. Inoltre, le statuine dei personaggi sono fatte in terracotta.

A San Gregorio Armeno potrete acquistare bellissime statuine e bellissimi presepi. Qui, numerose botteghe artigianali realizzano, ormai durante tutto l'anno, meravigliose statuine per i presepi, sia tradizionali che particolari (come quelle dei calciatori o dei personaggi politici e degli attori).

Tuttavia, vi ricordo che i personaggi tipici del presepe napoletano sono:

  • “Benito”, che sarebbe un pastorello che dorme beato accanto ad una pecorella;
  • “il vinaio”, per ricordare l'eucaristia;
  • “Cicci Bacco”, per ricordare l’antica divinità pagana “Bacco”, il dio del vino;
  • “il pescatore”, per ricordare “San Pietro”, il pescatore di anime;
  • “zi' Vicienzo” e “zi' Pascale”, due compari, che sarebbero la personificazione del Carnevale e della Morte;
  • “il monaco”, per simboleggiare l'unione tra il sacro ed il profano che si realizza all’interno del presepe napoletano;
  • “la zingara”, che sarebbe una giovane donna, con vesti rotte ma estremamente appariscenti, che prevede il futuro e predice anche la passione di Gesù;
  • “la meretrice”, che si contrappone alla purezza della Vergine, e si colloca sempre nei pressi dell'osteria;
  • almeno “12 venditori”, che rappresentano i 12 mesi dell'anno: il mese di Gennaio viene raffigurato con un macellaio oppure con un salumiere; il mese di Febbraio viene raffigurato con un venditore di formaggio; il mese di Marzo con un venditore di polli; il mese di Aprile con un venditore di uova; il mese di Maggio con una coppia di novelli sposi che trasportano un cesto pieno di frutta; il mese di Giugno con un panettiere; il mese di Luglio con un venditore di pomodori; il mese di Agosto con un venditore di cocomeri; il mese di Settembre con un venditore di fichi; il mese di Ottobre con un vinaio; il mese di Novembre con un venditore di castagne; ed, infine, il mese di Dicembre con un pescatore.

A Napoli, è possibile ammirare uno dei presepi più antichi d’Italia, risalente alla fine del Quattrocento: quello di San Giovanni a Carbonara, con bellissime figure fatte in legno e la particolare presenza anche di alcuni profeti ed alcune sibille (vi informo, però, che alcuni pastori sono oggi custoditi all’interno del “Museo nazionale di San Martino”).

Altri presepi interessanti che vi consiglio di andare a vedere a Napoli sono: il “presepio Cuciniello”, situato all’interno del “Museo nazionale di San Martino”, il “presepio della Reggia di Caserta”, il “presepio del Museo Irpino di Avellino”, ed il “presepio dell'Abbazia di Montevergine”.

Se vivete nelle vicinanze di Roma, vi consiglio di andare a vedere il favoloso presepe napoletano custodito all’interno del “Museo di arti e tradizioni popolari”, situato nella capitale. È chiamato il "presepe del Re", ed è realizzato con pastori del settecento e dell’ottocento!!!

In tutto il mondo, inoltre, sono esposti spettacolari presepi napoletani, ad esempio quello custodito all’interno del “Museo nazionale bavarese”, a Monaco di Baviera, in Germania, oppure quello custodito all’interno del “Museo di Arte sacra”, a San Paolo, in Brasile, oppure ancora quello situato all’interno del “Metropolitan Museum”, a New York, in America, o quello custodito all’interno del “Museo delle Belle Arti”, a Rouen, in Francia.

Veniamo ora alle tradizioni culinarie natalizie. Noi napoletani seguiamo dei menù che sono, bene o male, standard, durante questi giorni di festa.

La sera del 24 dicembre, ovvero il giorno della Vigilia di Natale, rigorosamente, si mangia a base di pesce!!! Inoltre, non devono mancare ottimi vini bianchi, secchi, campani, serviti ben freddi (la “Falanghina”, il “Fiano di Avellino”, il “Greco di Tufo”, ecc.).

Tra gli antipasti più comuni, si consumano, oltre alle classiche “bruschette con i pomodorini” e la “mozzarella di bufala” (che non mancano mai tra gli antipasti napoletani), numerosi antipasti deliziosi, a base di pesce, per esempio: le “tartine con il burro ed il caviale”, le “tartine con il burro ed il salmone”, l’“insalata di mare”, l’”impepata di cozze”, il “rollè con la salsa tonnata e la rucola”. Ma non è finita qui!!! Altri tre antipasti tipici della sera della Vigilia di Natale sono: la “pizza di scarole”, l’”insalata russa”, a base di tantissima maionese, uova sode, e verdure lessate e sminuzzate (piselli, carote, patate, fagiolini, cetriolini sott’aceto) e l’”insalata di rinforzo”, un’insalata a base di cavolfiore lessato, olive, cetriolini sott’aceto, cipolline sott’aceto, peperoni sott’aceto, carotine sott’aceto, capperi, ed acciughe (qualcuno non le utilizza).

Tra i primi più comuni, la sera della Vigilia di Natale, a Napoli, si consumano gli “spaghetti con le vongole” oppure gli “spaghetti allo scoglio”.

Mentre, tra i secondi, oltre alla classica “frittura di gamberi e calamari”, ed all’”orata al cartoccio”, si consumano, immancabilmente, il “baccalà fritto” ed il “capitone fritto”!!!

Alla fine della cena, si consuma sempre un poco di frutta fresca (mele, mandarini, uva e melone bianco) e poi, immancabilmente, anche tantissima frutta secca (noci, mandorle, nocciole, pistacchi, noccioline, fichi e datteri).

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Tra i dolci, sulle tavole napoletane, non possono mancare, oltre ai classici “pandori” e “panettoni”, gli “struffoli” (palline di pasta frolla, fritte, e ricoperte di tanto miele e tanti confettini colorati), i “roccocò” (hanno una forma tondeggiante, molto simile a quella di una ciambella schiacciata della grandezza di circa 10 centimetri. Sono a base di mandorle, farina, zucchero, frutta candita e spezie varie. Sono cotti al forno e sono particolarmente duri, quindi, talvolta, qualcuno lo ammorbidisce bagnandolo nel vermouth, nel marsala, oppure nello spumante, o nel vino bianco), i “raffiuoli” (dolci simili alle cassatine) ed i “mustacciuoli” (hanno una forma romboidale, e sono grandi circa 15 centimetri. Sono ricoperti da una squisita glassa al cioccolato, ed all'interno sono fatti con una deliziosa pasta morbida, al sapore di miele e frutta candita), accompagnati da liquori come il “nocillo”.

Vi trascrivo anche la ricetta per preparare gli struffoli!

La preparazione non è semplicissima e potreste dover riprovare a farli varie volte prima che vi vengano veramente bene...ma vale la pena provarci!!! Sono davvero buonissimi!!! Pare che la sua origine risalga all’età degli antichi Greci che la avrebbero esportata nel Golfo di Napoli tantissmi anni fa. Non si sa bene se il nome derivi dal greco, dalla parola “strongoulos”, che significa “arrotondato” oppure dal verbo "strofinare". 

Ingredienti per circa sette/otto persone:

  • 50 grammi di zucchero;
  • 450 grammi di farina 00;
  • 100 grammi di burro;
  • un poco di scorza d'arancia; 
  • un uovo intero;
  • tre tuorli d'uova;
  • un pizzico di sale fino;
  •  15 grammi di liquore all'anice;
  • codette colorate in abbondanza;
  • 200 grammi di miele millefiori;
  • 50 grammi di arancia candita;
  • 50 grammi di cedro candito;
  • confettini argentati in abbondanza;
  • ciliegie candite in abbondanza;
  • olio di semi di arachide in abbondanza.

Preparazione:

Primo passo: fondete il burro, poi, versate la farina in una ciotola capiente. Aggiungeteci lo zucchero, un uovo intero, tre tuorli d'uova, il pizzico di sale, la scorza grattugiata dell’arancia, il liquore all’anice, ed, infine, il burro fusoe. Impastate bene a mano, poi trasferite l’impasto ottenuto sopra una spianatoia pulita, ed impastate ancora un altro poco, sino a formare un bel panetto piuttosto compatto ed omogeneo.

Secondo passo: coprite l'impasto con uno strofinaccio e fatelo riposare per almeno mezz'ora, a temperatura ambiente, poi, prendete il panetto, e dividetelo in circa sette parti uguali, utilizzando un coltello.

Terzo passo: con ogni pezzo create dei bastoncini lunghi, dal diametro di un centimetro, poi, dividete i bastoncini in piccoli pezzettini da circa un centimetro, e metteteli su un panno, senza sovrapporli.

Quarto passo: a questo punto, siete pronti per cuocere i vostri struffoli. Riscaldate bene, in una pentola capiente, abbondante olio di semi, ed immergeteci gli struffoli dentro. La temperatura dell'olio dovrebbe essere di circa 180 gradi (potete misurarla utilizzando un apposito termometro per gli alimenti). Ricordate di cuocere pochi struffoli alla volta, in modo tale da non far abbassare la temperatura dell’olio. Mescolate gli struffoli utilizzando una schiumarola, in modo tale da ottenere una cottura uniforme. Dopo circa tre minuti potete estrarre gli struffoli, sempre con una schiumarola. Trasferiteli poi su una teglia rivestita da carta assorbente, in modo tale da poter far asciugare tutto l’olio in eccesso, e fateli raffreddare un poco.

Quinto passo: nel frattempo, fate liquefare il miele in una casseruola, fino a farlo bollire leggermente.

Sesto passo: quando scompare la leggera schiuma che si è formerà a causa della caramellizzazione, versate gli struffoli nel miele caldo liquefatto e mescolate bene, dolcemente, per farli ricoprire tutti di miele. Aggiungete i confettini argentati, le codette colorate, il cedro candito (che avrete precedentemente tagliato a pezzetti), e l'arancia candita  (che avrete precedentemente tagliato a pezzetti). Mescolate di nuovo, molto delicatamente, aiutandovi con un cucchiaio.

Settimo passo: versate gli struffoli in un vassoio rotondo, dandogli la forma che preferite, poi, ricopriteli di ciliegie candite ed altri confettini argentati e codette colorate! 

Servite immediatamente a tavola e gustate finalmente i vostri struffoli!!! I vostri ospiti resteranno a bocca aperta!!!

Vi trascrivo anche la ricetta per preparare i roccocò!

Come vi ho accennato, i roccocò sono croccanti ciambelle dalla forma schiacciata, dolci, preparate con un impasto a base di mandorle profumato con pezzetti di scorza d’arancia con il "pisto", un particolare miscuglio di spezie. Pare che la ricetta originaria risalga al lontano 1320, e fu ideata dalle monache del famoso Convento della Maddalena, le quali cominciarono a mescolare questi ingredienti tra loro, per ottenere un biscotto da servire come dessert, economico, poco elaborato e non troppo dolce. 

Secondo me, i roccocò sono una vera prelibatezza!!! Sono dei dolci molto particolari e si possono assaporare due versioni differenti: quella estremamente dura, che sembra che vi spacchi i denti (per questa versione, vi è l’usanza di immergere il roccocò, spezzato con le mani, in un bicchierino con del limoncello, o del marsala, oppure addirittura dello spumante), e quella più morbida, che potrete preparare voi stessi seguendo i passi di questa ricetta. 

Ingredienti per circa dieci roccocò:

  • 150 grammi di mandorle;
  • 250 grammi di farina 00;
  • 250 grammi di zucchero;
  • 100 grammi di cedro candito;
  • un pizzico di “pisto”;
  • scorza d'arancia in abbondanza;
  • acqua;
  • un pizzico di bicarbonato;
  • un uovo, da utilizzare per spennellare la superficie dei roccocò.

Preparazione:

Primo passo: tostate le mandorle, lasciandovi la loro pellicina. Per farlo, disponetele su una teglia ed infornatele in forno (che avrete precedentemente riscaldato), a circa 180 gradi, per circa cinque minuti. Una volta tostate, estraetele dal forno, e lasciatele raffreddare. Poi, tenetene da parte 100 grammi e versatene soltanto 50 grammi in un mixer. Frullatele bene, sino ad ottenere un composto molto sabbioso.

Secondo passo: tagliate il cedro candito a cubetti e grattugiate la scorza d’arancia.

Terzo passo: preparate l’impasto. Per farlo, mettete, in una ciotola capiente, la farina, lo zucchero ed il bicarbonato, poi il “pisto”, le mandorle tritate, e la scorza grattugiata di un quarto d’arancia, ed impastate bene il tutto, aggiungendo lentamente, circa novanta grammi d’acqua (a temperatura ambiente), fino ad ottenere un impasto molto compatto e piuttosto asciutto.

Quarto passo: aggiungete al vostro composto anche il cedro candito ed altri 50 grammi di mandorle, intere. Amalgamate bene il tutto e poi trasferite il vostro composto su una spianatoia pulita e continuate ad impastare fino ad ottenere una specie di rotolone, piuttosto liscio, dal quale dovrete ricavare circa dieci pezzi del peso di circa novanta grammi ciascuno.

Quinto passo: dai pezzi di impasto che avete staccato, ricavate dei serpentoni lunghi circa venti centimetri, e poi unitene le estremità, schiacciando l’impasto con le dita, in modo tale da formare una specie di ciambella.

Sesto passo: trasferite le ciambelle che avete preparato su una teglia rivestita con carta forno e spennellate la superficie delle ciambelle con dell’uovo sbattuto, poi poggiateci sopra le restanti mandorle.

Settimo passo: cuocete in forno (che avrete precedentemente preriscaldato), a 180 gradi circa, per quasi mezz’ora, fino a quando le vostre ciambelle non saranno diventate leggermente dorate. A questo punto, i vostri roccocò sono pronti. Se li desiderate più duri, lasciateli cuocere circa dieci minuti in più. Prima di servirli, lasciateli raffreddare.

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(Panettone)

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(Pandoro)

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(Struffoli)

Dopo mangiato, la tradizione vuole che si giochi a tombola.

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Tuttavia, con il passare degli anni, i giochi da tavola da fare la sera della Vigilia di Natale sono aumentati, ma sono comunque tutti con premi in denaro.  Attualmente, infatti, si gioca anche a: “saltacavallo”, “sinco”, “il mercante in fiera”, “piattino”, ecc. Moltissimi giovani giocano anche a poker.

Molte famiglie, dopo aver giocato, vanno in Chiesa, alla messa della mezzanotte. Altre famiglie vanno a dormire, lasciando un bicchiere di latte con dei biscotti per Babbo Natale, ed aspettando con ansia che arrivi la mattina seguente, per poter scartare i regali.

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E qualche altra famiglia, invece, anticipa l’arrivo di Babbo Natale, avvalendosi dell’aiuto di qualcuno che si traveste e che porta i regali a tutti.

Chi non è andato a messa la sera del 24, ci potrà andare la mattina del 25. Così come chi non ha scartato i regali la sera del 24, lo farà la mattina del 25.

Per quanto riguarda il pranzo del giorno di Natale, esso è rigorosamente a base di carne. A tavola non possono mancare ottimi vini rossi, corposi, campani come l’”Aglianico”, il “Piedirosso”, il “Taurasi”, o il “Solopaca”, serviti, rigorosamente, a temperatura ambiente.

Qualche antipasto si ripete, come la “mozzarella di bufala”, l’”insalata russa” e l’”insalata di rinforzo”. Questa volta, però, al posto degli antipasti a base di pesce, si consumano salumi e formaggi.

Poi si passa alla “minestra” di verdure (scarole, verza, cicoria, borragine) con pezzetti di carne (di pollo, di gallina, e di manzo), rigorosamente cosparsa con tanto parmigiano grattugiato, ed ai “tortellini in brodo”.

Tra i primi più comuni, il giorno di Natale, a Napoli, si consumano le “lasagne” oppure i “cannelloni”, entrambi i piatti, con carne macinata.  

Mentre, tra i secondi, oltre alle classiche “salsicce con le patate” o alle “braciole”, si consuma, immancabilmente, l’“agnello al forno” con i piselli.

Anche il giorno di Natale si consumano frutta fresca, frutta secca, ed i dolci della Vigilia. E poi si gioca di nuovo a carte e a tombola. Oggigiorno, i giovani, la sera, vanno a ballare. Il 26 dicembre, il giorno di Santo Stefano, è noto per essere la “giornata degli avanzi”, in cui si mangia ciò che è rimasto nei giorni precedenti, ed, in particolar modo, la “minestra”. Solitamente, in questo giorno, le famiglie napoletane si recano ad assistere a qualche “presepe vivente”.

La sera del 31 dicembre è di nuovo grande festa. Normalmente, le famiglie napoletane mangiano di nuovo piatti a base di pesce, quindi il menù è più o meno simile a quello del giorno di Natale. La particolarità è che, dopo la mezzanotte, a Napoli, si mangia il “cotechino con le lenticchie”, in segno di buon augurio, con la speranza che le lenticchie si trasformino in monete…

Allo scoccare della mezzanotte, subito dopo il brindisi, gli uomini di casa sono soliti sparare numerosi fuochi di artificio…e, se si ha la fortuna di festeggiare la notte di Capodanno su un attico, a Napoli, lo spettacolo è assicurato!!!

Le coppie più romantiche, infine, si baciano sotto al vischio, in segno di buon augurio, rubando un’usanza tipica dei popoli nordici. Secondo un’antica leggenda, il dio del Male uccise il fratello, il dio del Sole, utilizzando del vischio appuntito. Per la sua morte, piansero tutti, e le lacrime della madre, cadendo sull'”arma”, si trasformarono in bacche perlate che, miracolosamente, ridiedero la vita al figlio deceduto. Da quel momento, la dea pensò che il vischio fosse il simbolo dell'amore, che sconfigge anche la morte. E promise protezione eterna a chiunque si fosse baciato con amore sotto questa pianta miracolosa.

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Non mi resta altro che augurarvi un Buon Natale ed un Felice Anno Nuovo!!!


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