L'ultimo giorno in Myanmar

Eravamo ormai giunti all'ultimo giorno del viaggio. Già la mente, ancora invasa di ricordi recentissimi, era impegnata nel cercare di memorizzare il più possibile di questa intensissima esperienza, andando a catalogare, un po' per temi, i contenuti principali di un mondo così distante dal nostro e così ricco di insegnamenti. 

L'ultimo giorno in Myanmar

Considerato che l'aereo sarebbe partito nel pomeriggio, decidemmo di approfittare delle ore della mattinata per visitare la pittoresca stazione di Mandalay, la via del marmo dove la pietra calcarea viene trasformata in statue di Buddha e la scuola per monaci di Maha Gandayone a Amarapura dove studiano la religione buddista oltre mille persone di tutte le età.

 

La stazione di Mandalay

 

La stazione di Mandalay si trova nel centro della città birmana, ed è costituita da un grande edificio dall’apparenza moderna. Vista la posizione, in corrispondenza di una strada ampia ma molto trafficata e le norme stradali praticamente inesistenti, raggiungerla è già di per sé un’avventura. Non esiste marciapiedi né tantomeno strisce pedonali, e la strada è fiancheggiata dallo scarico della fognatura. Tutta l’impressione che si ricava da quella zona di Mandalay è lontana anni luce dall’ordine e dalla perfezione delle pagode che la circondano. La città dà l’idea di essere inquinata, caotica,  poco organizzata, e che anche la gente sia un po’ lasciata a se stessa. Per la strada, ai margini del canale della fognatura, notammo diversi bambini e ragazzini con gli abiti stracciati, che ciondolavano senza avere una meta precisa. 

L'ultimo giorno in Myanmar

Le scale che costituivano l’ingresso alla stazione erano affollate di gente: alcuni probabilmente attendevano il loro treno, altri invece stavano semplicemente distesi sulle scale, con i piedi nudi e neri per la polvere e la sporcizia. Quando entrammo, per la prima volta dall’inizio del nostro viaggio in Myanmar, Bobo ci disse di non separarci, e di non trattenerci troppo a lungo. In effetti non era facile sentirsi a proprio agio dentro alla stazione. Tutto il grande edificio era pieno di spazzatura, con le pareti nere di smog e i treni che arrivavano e partivano senza sosta. L’odore all’interno era un disgustoso miscuglio di smog, sudore e spezie, che ci entrò immediatamente nel naso. 

Le persone non si facevano problemi ad avvicinarsi molto alle rotaie, fino anche ad oltrepassarle, come se non le avessero notate. 

Era esattamente l’idea che mi ero fatta delle stazioni dei treni in India, o magari in Bangladesh, o comunque in quella zona. In realtà non mi ero mai domandata che aspetto potessero avere le stazioni dei treni in Myanmar.

E la risposta fu questa: pessimo, talmente pessimo da essere suggestivo, anche se dall’altra parte mi sentivo dispiaciuta per quelle persone, costrette a viaggiare o ad attendere di partire in quelle condizioni. 

L'ultimo giorno in Myanmar

Quando poi i treni si fermavano per far salire o scendere le persone si formavano dei veri e propri fiumi di gente, che si spingevano come dentro ad un imbuto, cercando disperatamente di ottenere un posticino nel vagone. I più fortunati finivano ammassati stretti come sardine dentro ad uno dei vagoni arrugginiti, mentre i meno fortunati avrebbero dovuto aspettare il prossimo treno, magari riversi sulle scale.

Dopo quella strana visita, che comunque ai miei compagni di viaggio fotografi piacque molto, ci spostammo verso il monastero Maha Gandayone di Amarapura, l’ultima tappa del nostro viaggio.

 

Il monastero Maha Gandayone di Amarapura

 

Il monastero di Maha Gandayone è uno dei più grandi del Myanmar, ed ospita circa 1400 monaci e monache.

Il monastero è in questo caso anche una scuola, all’interno della quale i giovani monaci imparano e mettono in atto i precetti della religione buddista. I monaci normalmente mangiano due volte al giorno, la mattina molto presto e poi intorno alle 10.30. Per noi fu possibile assistere a questo secondo momonto, che trovammo veramente molto suggestivo. 

L'ultimo giorno in Myanmar

Tutti i monaci, in completo silenzio e con le loro ciotole in mano, si disposero in una fila ordinatissima e si diressero verso i pentoloni dai quali gli veniva servito il pranzo. In seguito, sempre in silenzio, si spostarono nel il refettorio, dove hanno normalmente circa venti minuti per consumare il loro pasto, prima di tornare alle loro normali occupazioni giornaliere.

Trascorremmo diverse ore al monastero, finchè Bobo non fu letteralmente costretto a trascinarci via. Dopo aver assistito a questo rito ci separammo. Io cominciai ad esplorare tutti gli edifici attigui al monastero vero e proprio, scoprendo che erano abitati da famiglie numerose. C’erano bambini che correvano ovunque, alcuni attratti dalla mia presenza, altri quasi intimoriti. Era comunque sempre molto facile far passare questo timore iniziale, ed una volta appurato che ero del tutto inoffensiva venivo sempre circondata da orde di bambini incuriositi.

L'ultimo giorno in Myanmar

Mi fermai anche dove una madre stava pettinando i capelli alla sua bambina più grande, mentre i due più piccoli giocavano sulla terra rossiccia. Mi accovacciai con loro nel tentativo di scattargli qualche foto ed uno mi prese il telefono dalle mani, cercando di capire di cosa si trattasse. 

Quando scoprì che quel dispositivo poteva emettere della musica o persino catturare la sua immagine il suo viso si illuminò estasiato, come se avesse appena scoperto un oggetto magico e meraviglioso.

Feci poi la conoscenza di diversi giovani monaci, che avranno avuto forse dieci anni, molto timidi all’inizio ma che poi si divertirono a comunicare con me.

 

Il nostro viaggio giunse a termine al monastero di Maha Gandayon, e da lì ci dirigemmo verso l’aeroporto, dove salutammo Bobo e tornammo in Italia.

Questo viaggio in Myanmar per me fu magnifico da ogni punto di vista, e rimane tutt’oggi uno dei miei preferiti in assoluto.

Il mio consiglio è di andare in Myanmar, di visitare questo Paese poco conosciuto ma ricco di cultura e di meraviglie naturali ed architettoniche, e con una popolazione allegra ed amichevole: ma andateci resto, prima possibile. Ho infatti paura che, viste anche le sue immense potenzialità, possa cambiare profondamente, “vendendo la sua anima” per il turismo e per la ricchezza economica. Credo che dalla fine della dittatura e dall’apertura delle frontiere birmane questo processo abbia già iniziato inesorabilmente a verificarsi, e temo che sia davvero difficile arrestarlo.

Pe questo, se non ci avevate ancora pensato, correte a comprare un biglietto per il Myanmar, vi assicuro che non rimarrete delusi!


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