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Il castello di Karlstejin e una montagna tutta da (ri)scoprire

Non suona nessuna sveglia, ed è proprio questo il motivo per cui appena apro gli occhi vengo presa dal panico. Realizzo che la sera prima abbiamo fatto tardi e io mi sono addormentata senza rendermene conto, nonostante abbia promesso a Nazareth, la mia amica di Granada, che avrei comprato i biglietti per andare a visitare stamattina il castello di Karlstejn, a quaranta minuti in treno da Praga. Mi guardo intorno e cerco il telefono. La mia stanza è già invasa dalla luce del sole e temo sia ormai troppo tardi per andare, ma invece mi risollevo leggendo che sono solo le dieci. È comunque più tardi dell’orario accordato, ma sono ancora in tempo per farmi perdonare. Apro what’s app e ci sono svariati messaggi da parte sua. Ieri siamo uscite insieme, e allora anche lei si è svegliata più tardi del previsto, per mia fortuna. Le scrivo e mi attivo subito per cercare di comprare dei biglietti del treno, tanto che solo un’ora più tardi siamo alla stazione centrale di Praga, cercando di ritrovarci tra le fiumane di gente che camminano in ogni direzione. Vedo il suo braccio che mi fa segno da lontano e allora mi avvicino, ci salutiamo e ridiamo per il fatto che entrambe stiamo ancora morendo di sonno. Raggiungiamo il nostro binario e iniziamo a decidere cosa fare durante il giorno. Per prima cosa vogliamo visitare il famoso castello di Karlstejn, poco distante da Praga e considerato uno dei castelli più belli della Repubblica Ceca. Esso sorge proprio a Karlstejn, una cittadina con lo stesso nome del castello (probabilmente ve ne siete accorti anche da soli, lo so!).. in ogni caso, volevo dirvi che il Karl da cui entrambe le cose prendono il nome non è altro che il re Carlo IV di Lussemburgo e, per presentarvelo con le parole di Daniela: “lo stesso tipo da cui prende il nome il ponte più famoso di Praga: “Charles’ Bridge”, un bravo ragazzo! (non chiedetemi quali siano le sue fonti). Ma ritorniamo a noi, perché dopo un viaggio davvero veloce in treno scendiamo finalmente nella piccola stazione che rappresenta la nostra prima destinazione. Non abbiamo idea di dove andare, ma non è difficile immaginarlo dato il grande gruppo di turisti che si incammina verso la montagna poco distante da noi. Dopo aver attraversato un ponte immerso nel verde, ci ritroviamo infatti in un villaggio molto carino e a misura di turista, pur mantenendo le proprie particolarità.

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Ci sono ristorantini tipici e botteghe con prodotti tipici e souvenirs praticamente ovunque e, se non avessimo portato già il pranzo con noi, ci saremmo sicuramente sedute su una delle bellissime terrazze di quei locali. La nostra tabella di marcia, però, è piena e noi siamo già in ritardo. Decidiamo allora di andare direttamente al castello. Una volta davanti la biglietteria, vediamo che è possibile scegliere tra vari tours di prezzo differente, ognuno di loro però necessariamente guidato. Optiamo per il tour standard che sarebbe cominciato da lì a mezz’ora, e ne approfittiamo allora per sederci su una delle tante panchine nel cortile interno del castello per mangiare qualcosa. Sono già le 14 quando ci presentiamo all’entrata principale per cominciare la nostra visita, insieme ad un altro gruppo di turisti che pian piano diventa sempre più numeroso. Arriva quasi subito una ragazza Ceca che sarà la nostra guida, e comincia a farci salire nella prima stanza del castello e a condurci passo per passo in una visita che sarebbe complessivamente durata quarantacinque minuti. Ci racconta la storia che si è sviluppata secolo dopo secolo tra quelle mura, tutte le testimonianze lasciate ed altre ritrovate, ci mostra momenti e pezzi della vita privata di persone che possiamo solo immaginare e che spendevano le giornate in quei luoghi in cui al giorno d’ oggi camminano decine di turisti. La stanza finale è quella della Corona, in cui possiamo ammirare una bellissima riproduzione della corona di Carlo IV, sulla quale da sempre aleggia una leggenda abbastanza macabra. La nostra guida ci racconta infatti che, secondo le dicerie, se qualcuno non autorizzato indossasse la corona, sarebbe condannato a morire un anno e un giorno dopo l’evento, e sostiene che una volta sia successo per davvero ad un generale nazista che voleva fare lo spiritoso. Dopo averci comunicato che la nostra visita era ormai giunta al termine, usciamo dal castello e cominciamo a perlustrare tutta la zona esterna, da cui la vista è davvero notevole.

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Scattiamo qualche foto e ci fermiamo per qualche secondo ad ammirare le montagne che ci circondano, e che costituiranno la seconda parte della nostra giornata. Sono le tre, infatti, quando cominciamo ad incamminarci su uno dei sentieri tracciati nella stessa montagna che ammiravamo poco prima dal castello.

Subito capiamo che sarà una passeggiata  lunga, ma che ne varrà davvero la pena, e la nostra meta è una vetta bellissima da cui potremmo vedere un panorama fantastico. Man mano che proseguiamo, vediamo intorno a noi i panorami cambiare, insieme ai colori, agli animali e alle piante che ci circondano.

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Stiamo seguendo uno dei sentieri più lunghi, e ogni chilometro ci sono dei cartelli in cui possiamo leggere in quali animali, in quali piante o in quali funghi (una delle cose più caratteristiche della repubblica ceca) possiamo imbatterci in quel pezzo di mondo. Così allora possiamo camminare in una foresta con gli alberi così alti da rendere difficile il passaggio alla luce del sole e ritrovarci poco dopo a camminare in una vallata piena di fiori e completamente illuminata, o ancora passeggiare tra i colori autunnali di alberi che cominciamo a perdere le proprie foglie. Ad alternarsi sono anche le diverse tipologie di funghi, e davvero arrivo a credere che non ne ho mai visti tanti e così diversi in tutta la mia vita. Discutiamo se prenderli o meno, ma essendo completamente inesperte in materia, decidiamo di lasciar perdere.

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Camminiamo per circa tre ore e, nonostante tutto intorno a noi sia davvero incantevole, cominciamo ad essere stanche e un po’ preoccupate all’idea di dover ritornare indietro quando ormai la luce del sole comincerà a scarseggiare. Decidiamo però di non perderci d’animo, vogliamo davvero arrivare e capire a cosa stiamo andando incontro. Cominciamo a ridere e a scherzare perché ci sembra di non arrivare mai, ma ci godiamo ogni momento del tragitto, (almeno quello! E tra poco ne capirete il motivo). Per tre ore non abbiamo fatto che camminare a volte in salita e a volte in discesa, tanto che è ora davvero difficile stabilire a che altezza ci troviamo. Vediamo però in lontananza un cartello che ci avvisa che mancano ormai solo 300 metri a destinazione. Siamo cariche e felici finalmente di poter dire di essere arrivate.

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Niente. Vi ho detto che ci siamo godute il tragitto, e ci è dovuto bastare, perché la nostra ultima destinazione non era altro che un paesino di poco più di cento abitanti, in cui non c’era davvero nulla di cui meravigliarsi, se non che non si trattava della vetta con il panorama bellissimo a cui aspiravamo da tre ore. Guardiamo in alto e vediamo delle persone su una cima a qualche decina di metri sopra di noi, e realizziamo che era proprio quello il luogo in cui saremmo dovute essere anche noi. Ci guardiamo negli occhi e davvero non riusciamo più a trattenerci: iniziamo a ridere fino alle lacrime e crolliamo sul prato con la vista bellissima della cima che volevamo raggiungere. Poco dopo decidiamo di consolarci con una birra fredda in un pub poco distante e non riusciamo davvero a capire come possa essere successo quello che è appena successo. Concludiamo però che è proprio vero che non tutti i mali vengono per nuocere, perché almeno ora non abbiamo bisogno di fare tutta la strada per tornare indietro fino a Karlstejn, come ci aspettavamo. Dopo circa un’ora, dal paesino sorpresa sarebbe infatti partito un autobus che in venti minuti ci avrebbe portato fino al capolinea della metro di Praga, la quale ci avrebbe poi riportate a casa. Una volta sull’autobus, la stanchezza ci crolla definitivamente addosso ed entrambe ci addormentiamo fino alla metro ( per fortuna ultima fermata). Ora però stiamo meglio e decidiamo di andare insieme fino alla stazione degli autobus di Andel, da cui tra poco partirà Dominic, l’amico Ecuadoriano di Daniela che abbiamo conosciuto la sera prima. Lui ora vive in Svizzera ed è venuto a trovarla a Praga per rivederla dopo due anni, e cioè dall’ultima volta in cui si sono salutati al termine della loro esperienza di studio in USA. Ci fa piacere rivederlo e scherzare insieme, e ci promette che tornerà presto. È ormai ora di cena e noi siamo affamate, ma abbiamo anche un assoluto bisogno di fare una doccia. Dopo un piatto di noodles veloce, allora, decidiamo di salutarci per tornare a casa. Non c’è bisogno di parlare, perché all’ultimo momento ci guardiamo e ci viene di nuovo da ridere, ma pensiamo entrambe che, nonostante oggi non abbiamo raggiunto nessuna cima, abbiamo guadagnato qualcosa che probabilmente è ancora più importante: la possibilità di conoscere la storia di questi luoghi, la possibilità di averne costruita una che è solo nostra e, soprattutto, la possibilità di poterle raccontare entrambe.

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