La magnificenza della semplicità contro il logorio moderno.

Un principio culturale

Da quando misi piede in questo fantastico paese, oltre alle varie differenze culturali parte delle quali già descritte nella precedente lettura ed oltre all'immediato cambiamento dovuto allo spostamento in un altro continente, c'è sempre stato un elemento che ha maggiormente destato il mio fascino: la semplicità. Semplicità intesa come genuinità, spontaneità e naturalezza. La definirei quasi un principio culturale, un modo di fare e di essere radicato in questi popoli che abbraccia ogni ambito della società e che arriva ad alimentare anche, nelle sue forme più pure, quelle passioni ed usanze che ormai in Europa, ed in gran parte del mondo, abbiamo perso da tempo.

Il calcio: baluardo popolare.

Esempio calzante è lo sport, e ancor più nello specifico il calcio, da queste parti un culto, una religione, una legge non scritta. Da ragazzo fanatico di questo sport, posso affermare con certezza e sicurezza, che assistere ad una partita di calcio Argentino, qualunque sia la categoria, sia una tra le cose più belle ed emozionanti si possano mai chiedere; e quando dico “partita di calcio Argentino”, non mi riferisco al ‘match’ in quanto tale, bensì anche e soprattutto a ciò che intercorre prima, durante e dopo la partita, dentro e fuori lo stadio. Il clima fuori lo stadio è straordinario: i tifosi, quasi ‘sfilando’ per le strade, si riuniscono ore ed ore prima, per organizzare quello che, dentro l’impianto sportivo, sarà un vero e proprio spettacolo.

Durante la partita, come appunto preannunciato, ce n’è per tutti: percussioni, tamburi su tutte, strumenti a fiato, ma soprattutto tanta voce fanno da contorno a delle coreografie che nel palcoscenico calcistico europeo non si vedono ormai da anni. Si tratta di coreografie di qualsiasi tipo animate da coriandoli, bandiere di ogni dimensione, palloncini e nastri che coprono tutto il settore, sino al campo. 

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Nella ‘hinchada’, la parte più calda del tifo, si canta incessantemente per tutta la durata del match, non importa il risultato, ed è proprio quest'ultima la frase chiave: qualunque sia il risultato, il clima, il giorno, non si perde mai occasione di fare festa, nulla al mondo priverà mai gli argentini delle loro passioni, tantomeno fattori esterni di scarso impatto. E così anche una partita di calcio può diventare l'emblema di un paese; un paese che resiste, che non si piega, che canta ad  oltranza, che nonostante tutto e tutti mantiene, come si diceva precedentemente, la sua natura e la sua semplicità, espressa nelle forme che meglio lo rappresentano

Per le strade, ma come vedremo in seguito anche in tutti gli altri contesti, la musica non cambia. Per i più piccoli, ma a veder bene anche per i più grandi, basta ancora un pallone ed una strada per essere felici. Strada e pallone, due parole, in Europa da tempo un'utopia, finite nel dimenticatoio a vantaggio di smartphone e televisione.  Anche qui ci risiamo, ritorna la stessa parola, la stessa natura,  lo stesso principio, quello della semplicità; semplicità con la quale un bambino di 9 anni suona il campanello della casa di un suo amico con un pallone in mano, magari anche senza preavviso, perché non importa, così come non importa se quel bambino indosserà o meno l'ultima maglietta del Real Madrid o del Barcellona, perché l’importante è giocare ed essere educati a farlo, non comprare.

Il calcio di strada ed il tifo popolare rappresentano per questa nazione e per questo sport, due patrimoni di un valore inestimabile, che vanno assolutamente preservati e protetti dai lunghi ‘tentacoli’ del calcio moderno, o meglio, del business calcistico in generale.

Il fascino della genuinità 

Quanto sopra descritto, rappresenta solo uno dei tanti ambiti all’interno dei quali è maggiormente visibile la meravigliosa natura di questo paese, contraddistinta da un’espressività straordinariamente essenziale ed icastica, che sempre trova spazio nella vita quotidiana di ogni argentino. A tale proposito, per dare manforte a questa descrizione, non posso non citare quanto, nella maggior parte dei casi, accade durante una campagna elettorale tra i cittadini, ma prima c’è la necessità di alcune considerazioni.

Adesso che la politica, così come il calcio, siano storicamente causa di divisioni e dissidi, appare chiaro e scontato e sarebbe assurdo negare il fatto che non accada anche da queste parti. Nonostante ciò, lo spirito Argentino in questi contesti rimane altresì immutato: è stato magicamente affascinante vedere come, in una domenica pomeriggio qualunque, anche la stessa politica possa diventare motivo di festa e di convivialità, con metodi propagandistici alquanto particolari, ma che, se studiati da varie angolazioni, si scoprono terribilmente efficaci.

Ci troviamo a Corrientes, stupenda località turistica che conserva la sua speciale peculiarità nella sua posizione geografica, quasi ‘incastonata’ tra due corsi d’acqua i quali, soprattutto durante i week-end, diventano oggetto di visita e divertimento principalmente da giovani e famiglie. Le strade, gremite da sostenitori dei rispettivi candidati governatori (in questo caso elezioni governative, appunto), sono diventate improvvisamente uno spettacolo di luci e colori, palcoscenico di musica ed attrazioni. Più di una volta, e qui viene il bello, hanno ‘sovrastato’ le vie affollatissimi pullman a due piani con tanto di banda musicale a bordo, perché, nell'ammaliante concezione di tempo di un argentino qualsiasi, la vita è troppo breve per non sfruttare qualsiasi elemento che il contesto possa proporre come pretesto di festa e felicità.

Usanze, tradizioni e costumi che sembrano lontane miglia e miglia dalla realtà Europea, e non solo, globalizzata alla quale noi tutti siamo abituati, simbolo di come, nonostante l’oggi, nel 2017 sia ancora possibile trovare, in una parte di mondo, una società viva, tangibile e genuina, contrassegnata da passioni popolari e da una semplicità essenziale, ma paradossalmente ricca, che ne dimostra la sua natura.

Un modello sociale e culturale

Appare quindi chiara, o spero lo sia, l’immagine di questo paese; un paese il quale, sia per caratteristiche intrinseche nel suo essere che per ragioni prettamente economiche  (famose a riguardo le tristi vicissitudini in materia finanziaria degli ultimi anni), mette la propria gente davanti ad una scelta obbligata che, dal mio punto di vista, è una grande fonte di risorse: vivere in una realtà non globalizzata, fuori dalle classiche logiche, preservando così, ed oggi fa notizia, dei patrimoni culturali e sociali che forse, in altri contesti più ‘mondializzati’ verrebbero risucchiati dai più spietati fenomeni economici. La chiave di lettura si trova proprio in queste ultime righe: ciò che circonda gli Argentini li stimola a vivere ed a costruire con quanto di più naturale hanno a disposizione, perché a loro non è stato insegnato che “l’erba del vicino è sempre più buona”, così come, a loro, non è stato insegnato che al verbo ‘comprare’ segue necessariamente il sostantivo 'miglioramento'.

Certo, il consumismo si sente anche qui e ci mancherebbe, siamo tutti sulla stessa barca, tuttavia si percepisce in misura minore e soprattutto contenuta da quanto appunto descritto poc’anzi. È stato ad esempio bellissimo vedere i miei compagni di classe e di scuola impegnarsi in prima persona nel decoro della stessa, senza dover ricorrere a chissà quali costi dal punto di vista economico. È stato altrettanto bello entrare da un meccanico qualunque ed ammirare con stupore un piccolo un piccolo  spazio verde situato all’interno della sua officina (che era a sua  volta situata nella sua casa) ‘costruito’ con ciò con cui ogni giorno lavora: i suoi attrezzi, i suoi utensili; e così, per citarne una, vecchi pneumatici si trasformano magicamente in fioriere. C’è anche il gusto del bello. 

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Questo paese dovrebbe essere, per certi aspetti, il modello di molti paesi europei, se non dell’Europa tutta, che troppe volte negli ultimi anni si è lasciata ammaliare dall'idea di uno ‘sviluppo’ bloccato poi di fatto nel suo stesso termine, rinchiuso in una bolla che non è riuscito a scoppiare ed il cui risultato è stato quanto di più peggio non si potesse chiedere: l'arricchimento di chi ricco lo era già. ‘Innovazione’ e ‘cambiamento’, intrappolati nelle loro retoriche, non sempre infatti sono stati sinonimo di miglioramento e progresso, ed hanno finito per trasformare in carta quanto da queste parti conserva ancora un ruolo preciso nella società: la semplicità come modo di essere. 

Alla prossima narrazione.


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