Quello studentato che ti rapisce

Gli anni del liceo non erano stati semplici, pieni di luoghi comuni e pregiudizi, ma comunque piacevoli e intensi. Cambiamenti personali, incontri e scontri con autori e teoremi.

Una cosa con gli anni non era cambiata, il sogno della magistratura, la decisione presa anni prima, quando all’eta di 11 anni ho iniziato a documentarmi sul mondo dell’antimafia, ero determinata, un destino già scritto.

La determinazione però, non è mai abbastanza,  nel momento in cui devi intraprendere una strada cosi importante, le paure sono tante, le domande si impongono sulle convinzioni e  inizi ad allargare gli orizzonti.

Anno sabbatico, le paroline magiche che risuonavano nella mia mente, un anno in viaggio, lavorando, alla scoperta di me stessa, di nuove lingue e culture; purtroppo questo miraggio è durato il tempo di aprire gli occhi, c'erano tante difficoltà, soprattutto economiche, una famiglia, che, nonostante mi appoggiasse in tutto, non avrebbe capito, “sarà una perdita di tempo e denaro”, una società con il peso dell’età, canoni e schemi da seguire, “sarai vecchio rispetto ai tuoi compagni”, “perderai l’allenamento a studiare”.

Tornata sui miei passi, ho iniziato a scovare tra gli elenchi delle università italiane, la facoltà che “più mi appartenesse” e come previsto la scelta non cambiò. Eletta giurisprudenza, ho intrapreso la disperata riecerca della città, per una serie di motivi, la scelta fu Pisa.

Ero entusiasta, avrei iniziato una nuova vita, avrei avuto nuove responsabilità, nuove abitudini e nuovi amici. Quando cresci in un paesino di provincia e sei fortunato, crei delle amicizie che diventano la tua famiglia, che lo saranno sempre, e nonostante la distanza, è come se non te ne fossi mai andato.

Sono arrivata a Pisa in un giorno di pioggia a settembre 2012, solo dopo alcune settimane avrei capito che quella pioggia mi avrebbe accompagnata anche per mesi interi, che l’avrei odiata perchè “i freni della bicicletta non funzionano mai” e “non è venerdi se non vai in piazza a salutare Sonet”. In quei mesi di piogge continue è continua anche l’allerta meteo, il pericolo per gli argini dell’arno, e, in estate l’afa e le zanzare ti fanno maledire il giorno il cui hai deciso di trasferirti lì. Però, nei giorni migliori ti regala tante emozioni, superiori a qualsiasi maledizione, il riflesso dei palazzi sull’arno, il crepuscolo rosa, la quiete post luminaria, le pedalate a S.Rossore e le montagne che ti abbracciano e custodiscono panorami mozzafiato.

Come dicevo, Pisa è stata una scelta “studiata”, ho controllato bene le regioni in cui avrei potuto ottenere una borsa di studio, e all’interno della regione, la città con affitti e stile di vita a prova di tasche giovani.

L’incontro con l’UniPi è stato amore a prima vista, le aule grandi, i professori presenti, aule studio, giardini studio, car sharing dell’università e tanti, tantissimi compagni di corso. Con gli anni ti rendi conto che le aule diventano sempre più piccole, che molte volte ti ritrovi a far lezione sulle scale, le aule studio sono sovraffollate e qualcuno, spesso, pecca di presunzione e gloria; quancun’altro prova a strapparti via quel diritto allo studio che ti sei guadagnato e cerchi di proteggere tra le mura degli studentati che iniziano ad essere un’utopia per i nuovi iscritti.

Seguo da lontano le vicende dei tagli alla Azienda Regionale peri il Diritto allo Studio Universitario, sono triste e arrabbiata, perchè io, grazie a quell’azienda, ho potuto vivere la mia esperienza da fuori sede, ho potuto vivere la mia esperienza in una residenza universitaria, o meglio, nella residenza universitaria per eccellenza, il Rosellini. Una struttura grigia e imponente fuori ma calda e accogliente all’interno, dove le estati sono afa e bottiglie ghiacciate a letto, i divani giallo ocra diventano la tua seconda pelle, l'aula polivalente è luogo di battaglie sulle impostazioni del climatizzatore, perchè è sempre troppo caldo o troppo freddo. È una struttura che ad un certo punto ti rapisce, diventerà il tuo mondo, perchè lì imparerai a condividere sogni e pasti, a scambiare punti di vista, troverai amici e compagni di vita, contagerai gli altri con i tuoi umori e ti farai contagiare da quella voglia matta di godersi ogni caffè della giornata.

Sono quasi due anni che non vivo a Pisa, eppure è come se stessi ancora lì, mi sembra di essere appena uscita da una di quelle lezioni iniziate subito dopo pranzo, di sentire lo stordimento, il peso della digestione e iniziare a pedalare, ignorare i freni bloccati, le ruote quasi sgonfie, la vernice che cade e cercare il vento.

E invece sono distante circa 1865 km, del vento neanche l'ombra e i gradi superano i 40; da studentessa fuori sede a studentessa Erasmus, ma questa è tutta un' altra storia.

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