Open the borders: il campo rifugiati di Katsika

open-the-borders-campo-profughi-katsika-Il campo di accoglienza per i rifugiati di Katsika, situato a dieci chilometri da Ioannina e chiuso circa due mesi fa

Fonte: https://www.behance.net/gallery/35662229/refugee-camp-at-Ioannina

Non solo viaggio e divertimento. Erasmus vuol dire anche prendere coscienza della necessità di sentirsi tutti cittadini di una realtà più grande di noi stessi, del nostro nucleo familiare, della nostra città, regione o nazione. L’Europa è il comune denominatore attorno a cui stringersi e in nome del quale ragionare e intraprendere scelte complicate che la situazione politica attuale richiede con sempre più insistenza, e la nostra generazione deve assumere il ruolo di voce e volto di questa patria comune, di questa idea di comunità che ha alla base degli ideali e che lotta per difenderli davanti agli occhi del mondo, per l’immediato futuro nostro e delle migliaia di persone che si affacciano alle nostre porte. 

Io non capisco niente di politica, e neanche lontanamente voglio provare a parlarne, sia chiaro. Quello che mi preme sottolineare, però, è la necessità di restare umani, e di essere concreti nell’accettare che c’è un problema, e va fatto il possibile, nell’immediato, per arginarne le conseguenze negative che sta avendo sulla vita di altri esseri umani, persone esattamente come noi, a cui è stato tolto tutto.

Ritengo, quindi, necessario scrivere un piccolo post per segnalarvi la presenza di una realtà difficile molto vicina a Ioannina, sperando che abbiate voglia e possibilità di informarvi e, nel caso, riuscire magari anche a dare una mano.

L'apertura del campo di Katsika

Non avevo mai sentito parlare del campo di accoglienza dei rifugiati di Katsika prima di aprile del’anno scorso, e fui molto sorpresa per questo fatto. Per tutto l’inverno, infatti, mi ero chiesta perché, nonostante gli allarmismi lanciati dai media italiani, non avessi praticamente mai visto neanche un immigrato, un senza tetto a Ioannina. Mi era stato risposto che il clima freddo, piovoso e umido della città di certo non permetteva a nessuno di volerci vivere, senza un tetto sopra la testa.

In realtà, non avevo mai sentito parlare di Katsika perché il campo profughi era sorto solo di recente, circa un mese prima che cominciassi a notare i segni del disagio vissuto dai suoi abitanti: Katsika è stato infatti considerato forse il peggiore campo di accoglienza per i rifugiati per quanto riguarda i servizi e l’organizzazione. 

Questo campo è stato realizzato alla svelta nel territorio prima occupato da una base militare, ora in disuso, situata a circa dieci chilometri dalla città.

open-the-borders-campo-profughi-katsika-Aprile 2016, corteo di protesta dei rifugiati del campo di Katsika per l'apertura delle frontiere e migliori condizioni di vita nei campi di accoglienza

Un giorno qualsiasi scesi in città per un gelato, e trovai, nella piazza principale, a pochi passi dal Roloi, un corteo che stava svolgendo una protesta pacifica, con cartelli e striscioni che chiedevano l’apertura delle frontiere e la chiusura dei campi profughi. Erano gli abitanti del campo di Katsika, che dal loro arrivo vivevano in condizioni umanamente inaccettabili. Vorrei lasciarvi riflettere su qualche dato che raccolsi mesi fa, quando m’informai sul campo, per conoscere meglio chi erano i protagonisti di questa protesta: 250 tende, 940 persone, 400 bambini, 15 bagni chimici, 8 docce con acqua fredda. Ora, immaginate le condizioni di vita di queste persone, la maggior parte delle quali sono scappati dalle zone di guerra (Siria, Iraq, Afghanistan), passando per la Turchia e arrivando a Chios o Lesbo sui barconi. Smistati nei campi, attendono da mesi che la loro richiesta d’asilo in Europa venga accettata.

Gran parte dei Siriani, che rappresentano la percentuale maggiore (80%), sono persone istruite, laureate in archeologia, biologia, fisica.

La situazione più preoccupante, però, è quella dei bambini, traumatizzati e privati della possiblità di istruirsi come si deve, oltre che dei beni di prima necessità. Pochi giorni dopo la protesta, all’ingresso della leshi, la mensa dell’università, fu organizzata un piccolo spazio espositivo per mostrare i disegni realizzati dai bambini che vivono a Katsika. Erano strazianti.

open-the-borders-campo-profughi-katsika-Alcuni disegni dei bambini del campo rifugiati di Katsika, esposti all'ingresso della mensa dell'università di Ioannina

In estate, i volontari che sono partiti da varie nazioni per dare una mano, anche solo per poche settimane, sono stati tantissimi. Ho visto foto meravigliose postate dai miei amici greci, che parlavano di speranza e solidarietà. Da agosto, i bambini hanno così ricevuto lezioni di inglese, matematica e geografia grazie alla costituzione dello Habibi center, ad opera della Soup and Socks, una comunità di volontari stanziata nel campo per fornire un servizio di cucina ai rifugiati.

Con l'autunno, però, l'attenzione sulla situazione è andata calando costantemente.

Le termperature, quest'inverno, a Ioannina sono scese addirittura sotto lo zero. Cercando informazioni sullo stato attuale del campo, sono venuta a conoscenza del fatto che, lo scorso febbraio, il campo risultava per fortuna chiuso, e i rifugiati ospitati in hotel della zona.  Non so di più, purtroppo, ma vi lascio il gruppo facebook a cui potersi iscrivere per per ricevere tutte le informazioni su come poter dare, eventualmente, una mano. Sono certa che qui troverete notizie più aggiornate delle mie e accesso diretto ai contatti di chi si sta dedicando a cercare di migliorare la situazione.

Io, purtroppo, non sono mai riuscita ad andare a Katsika. Nei primi mesi non si sono svolte, almeno tra le persone che conoscevo, attività per il coinvolgimento degli erasmus nell’ambito del volontariato. Come vi ho detto eravamo pochi erasmus, e l’ESN non è stata molto attiva quel semestre, diversamente da quando sta accadendo nell’ultimo periodo. Ci fu solo una raccolta di cibo e altri beni di prima necessità, a cui partecipammo subito con grande entusiasmo, raccogliendo, alla fine, tantissime buste di vestiti e alimenti a lunga conservazione. 

Verso la fine del nostro periodo di permanenza a Ioannina, in realtà, scoprii che una delle ragazze più dolci e carine mai incontrate, Olga, la mia “buddy”, ovvero il membro ESN a cui potermi rivolgere per ogni problema, stava passando giorni interi al campo per fare attività di volontariato. Questo successe nelle settimane in cui alternammo i viaggi in Peloponneso e Macedonia ai giorni di full immersion in biblioteca per il completamento dei saggi e quindi, purtroppo, persi l’occasione di accompagnarla. In sostanza, è colpa mia, e avrò sempre il rimpianto di non essermi informata meglio e prima.

L'unica cosa che riuscimmo a fare, prima di partire, fu lasciare altri vestiti e vari oggetti che potevano tornare utili alle signore delle pulizie, chiedendo che, se possibile, le buste fossero portate a Katsika. 

Le condizioni di vita dei rifugiati, attualmente negli hotel, dev'essere sicuramente migliorata rispetto ai gradi sotto zero delle tende del campo, ma ciò non toglie che la situazione particolare e generale resti un'emergenza umanitaria, e che continuare a porre l'accento sulla necessità di agire sia essenziale. 

Considerato l'interesse per il sociale verso cui si è diretto l'attuale orientamento della ESN locale, sono certa che, anche se non stessero organizzando nulla a riguardo, la proposta di attività rivolte alla comunità di rifugiati ancora a Ioannina, durante il vostro periodo di permanenza, sarebbe sicuramente accolta con grande entusiasmo.

open-the-borders-campo-profughi-katsika-Rifugiati residenti presso l'attualmente dismesso campo rifugiati di Katsika

Fonte: https://www.behance.net/gallery/35662229/refugee-camp-at-Ioannina


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