Day 5: Cadice

Siamo arrivate a Cadice in treno e da lì abbiamo preso un taxi per farci portare direttamente in centro, dove avevamo fissato l'Airbnb. La città vera e propria si estende infatti su una specie di isoletta, collegata alla terra ferma tramite alcuni stradoni.

Ho subito notato che Cadice di notte aveva un non so che di decadente, ma non nel senso negativo del termine. Mi sembrava tutto un po' sospeso e quando siamo uscite per mangiare qualcosa era quasi tutto chiuso, eccetto un tapas bar nascosto tra le viuzze del centro. Il locale sembrava essere uscito dagli anni '50 e le poche persone sedute al bancone erano anziani della zona che si erano ritrovati per bere e per fare un paio di chiacchiere tra amici.

La mattina seguente abbiamo deciso di toglierci subito il problema della successiva e ultima tappa del viaggio, Granada. Sedute nel salotto della casa, con wi-fi a portata di mano, siamo ammattite dietro alle prenotazioni del BlaBla Car, dell'Alhambra e del posto in cui dormire. Siccome sono cose che richiedono un po' di tempo, purtroppo ci sono volate quasi due ore, ma perlomeno siamo state tranquille per il resto della giornata.

Quando siamo uscite erano già le 11:30. Abbiamo girato per le strade, per Plaza de las Flores, per il Mercado Central e siamo entrate a visitare la Catedral Nueva. Il tempo non era dei migliori e ad un certo punto ha iniziato pure a piovere. Non ci eravamo sbagliate la sera prima quando avevamo percepito una certa aria “decadente” in questa città. Cadice aveva qualcosa di diverso rispetto a Cordova e a Siviglia: nelle case, negli scorci, nei monumenti non c’era quell’influenza araba che tanto avevamo notato i giorni prima e che ormai davamo per scontata nel sud della Spagna.

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Siamo sfuggite alla pioggia correndo a ripararci in un museo di ritrovamenti archeologici, vicino agli scavi del Teatro Romano, il secondo al mondo per grandezza.

Appena il cielo si è un po' placato ci siamo finalmente incamminate sulla via che conduce alla passeggiata del lungomare. Era una vita che non vedevamo il mare, infatti di colpo ci è tornato tutto l'entusiasmo e il buonumore che lì per lì, con il brutto tempo e la stanchezza se ne era andato.

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Abbiamo passeggiato per la spiaggia La Caleta, fino ad arrivare ad una struttura bianca in legno che ricordava gli anni ’20.

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Tramite un viale che attraversa l’acqua è possibile arrivare fino al Castillo de San Sebastiàn, situato su una specie di isoletta. Cadice era qualcosa di diverso rispetto alle città precedenti, ma iniziava davvero a piacermi: il castello, tra gabbiani che volavano alto, barchette ancorate agli scogli e mare in tempesta, creava un effetto molto suggestivo. Lo abbiamo visitato solo da fuori, godendoci il vento fresco e il profumo di salmastro che tanto ci era mancato in quei mesi invernali.

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Il cielo cominciava a riaprirsi, nonostante i nuvoloni neri. Ci siamo concesse un aperitivo in un bar della passeggiata, dopodiché ci siamo inoltrate nel Parque Genovès, un giardino botanico che costeggia il mare.

Fosse stato per me sarei rimasta sul viale a mare anche fino a tarda notte, ma la fame cominciava a farsi sentire, perciò abbiamo ripreso la via per tornare verso il centro.

Era venerdì. Verso le 23 la città cominciava un po’ ad animarsi, ma ancora una volta, da brave viaggiatrici modello, abbiamo preferito tornare a casa a dormire. Il giorno dopo ci aspettava un’alzataccia e sapevamo a malapena dove incontrarci con il tizio di BlaBla Car che ci avrebbe portato a Granada.


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