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Arrivo ad Amsterdam e Piazza Dam

Durante il mio erasmus a Maastricht (vi rimando al blog in cui ne parlo dettagliatamente “Il mio erasmus a Maastricht”), trascorsi la maggior parte del tempo con dei ragazzi italiani. Non era la mia idea iniziale, tutt’altro: avrei voluto parlare esclusivamente inglese, ma andò a finire in modo decisamente diverso, e di fatto mi andò benissimo così.

Penso davvero di non essermi mai divertita tato come in erasmus, anche perché riuscivo senza grossi sforzi a conciliare tutto, dallo studio al divertimento fino ai viaggi durante i fine settimana.

I miei compagni di viaggio erano quasi sempre i miei amici italiani: c’erano diversi romani, un torinese, un siciliano, una milanese, un salernitano e uno che proveniva da un paesino dell’Irpinia. 

Arrivo ad Amsterdam e Piazza Dam

Ci eravamo conosciuti la seconda settimana di erasmus, e non ci eravamo più mollati. Facevamo tutto insieme: mangiavamo insieme, facevamo la spesa insieme (vivevamo quasi tutto in guesthouse), studiavamo insieme, uscivamo insieme e se capitava che non avessimo niente da fare (cosa decisamente rara), ci presentavamo nelle camere di uno degli altri senza alcun preavviso, semplicemente per il gusto di stare insieme.

Insieme visitammo anche diverse città, come Bruxelles, Utrech o l’Aia, ma per festeggiare il giorno di Halloween volevamo organizzare qualcosa di più grande. Pensammo quindi che la scelta di gran lunga migliore fosse Amsterdam, pur sapendo che sarebbe stato costoso.

Decidemmo quindi di prenotare due notti nell’ostello più economico che riuscimmo a trovare nel centro di Amsterdam, che di fatto non era economico per niente, soprattutto considerando i servizi che offriva. 

Si trovava al piano superiore di un edificio tenuto decisamente male, stretto fra altri palazzi altrettanto fatiscenti, e con le pareti scrostate. Di fatto però non interessava un granchè a nessuno e, dopo aver fatto il check in, ci spostammo verso la nostra camera, che si trovava al terzo piano. Per raggiungerla era necessario percorrere la scala a chiocciola più ripida che avessi mai visto, talmente ripida che dalla cima era in teoria possibile con un salto arrivare in fondo. Non a caso, la signora che era incaricata di pulire le stanze e di cambiare le coperte, non si faceva affatto problemi a lanciare tutta la biancheria sporca giù per le scale, per cui il pianerottolo al primo piano fu per due interi giorni occupato da un ammasso di cuscini e coperte usate. 

Arrivo ad Amsterdam e Piazza Dam

La camera alla fine non era neanche troppo male: era di fatto una normalissima camera d’ostello, semplicemente troppo fredda. Sapevamo che oltre a noi sei la camera sarebbe stata occupata da altre due persone. Proprio quando arrivammo, da uno dei letti in basso, notammo due persone muoversi. Scoprimmo poi un attimo dopo che erano due sorelle americane che, per risparmiare un po’, avevano deciso di condividere un unico letto. Poco dopo conoscemmo l’altro inquilino della camera, un buffo signore peruviano sulla cinquantina che stava viaggiando da solo in Europa, e che quindi aveva moltissima voglia di fare amicizia. 

Lasciate le nostre cose nell’ostello ci incamminammo velocemente verso i canali e le vie più famose del centro, sapendo che avremmo dovuto correre per riuscire a dedicare alla città il tempo che sapevamo meritasse.

Arrivo ad Amsterdam e Piazza Dam

Per prima cosa camminammo verso Piazza Dam, che si trovava ad una manciata di passi dal nostro ostello. La piazza ospita il Palazzo Koninklijk, che era originariamente la sede del municipio della città e che oggi è la residenza della Regina olandese quando soggiorna ad Amsterdam. Nella parte che si affaccia su Piazza Dam, il palazzo mostra una sontuosa facciata neoclassica, con il gigante Atlante in alto, intento a sorreggere una sfera di mille chili. Alla destra del palazzo reale si apre Kalverstraat, la via dello shopping giovane e delle catene di abbigliamento più famose. Dall'altro lato invece inizia Nieuwendijl, decisamente più kitsh, con negozietti di souvenir di dubbio gusto, fast food, coffee shop e ristoranti economici. La piazza è poi divisa in due dalla Damrak, la via che conduce fino alla stazione, affollatissima ad ogni ora del giorno e della notte, piena di bar, ristoranti e negozi.Superata la piazza la Damrak prende il nome di Rokin, anch'essa molto transitata. Nella piazza trova spazio anche il monumento nazionale ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, un obelisco di pietra alto 22 metri. Sullo stesso lato inizia inizia Wormoestraat, parallela alla Damrak, famosa via del quartiere a luci rosse.

In quei giorni la piazza era letteralmente invasa dai turisti: al centro era stata montata una luminosa ruota panoramica insieme ad altre attrazioni in stile luna park mentre il resto dello spazio era occupato da capannine di legno che ospitavano stand di cibo tipico olandese, in primis patatine fritte e dolci fritti e cosparsi di cannella e zucchero vanigliato. Già con un certo languorino non potemmo evitare di comprare qualcosa: io provai una porzione di pofferties, dei dolci tradizionali che sono una sorta di versione in miniatura dei pancakes, ma molto più alti e ciccioni, nella loro versione classica con lo zucchero a velo. 

Arrivo ad Amsterdam e Piazza Dam

Ci affrettammo poi ad abbandonare la piazza, perché era talmente caotica e rumorosa da essere asfissiante e ci dirigemmo verso i canali del tranquillo quartiere Jordan, nella zona ad ovest della piazza. 


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