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10 giorni a Berlino: come ho perso la cognizione del tempo - Parte 1


L'Italia è il mio paese preferito. Tuttavia, se dovessi scegliere una città in cui vivere, che non sia in Italia, sceglierei Berlino. Sono stata in vacanza a Berlino per 10 giorni e non mi sono bastati. Non vedo l'ora di tornarci.

Il motivo del mio viaggio, oltre che per visitare la città da turista, era principalmente per incontrarmi d'estate con diversi amici fatti nel corso dell'anno trascorso in Italia. Quindi, in realtà, è stato più un viaggio volto al divertimento che al turismo come tale, perché dal primo giorno che ci siamo ritrovati tutti insieme, la prima cosa che abbiamo fatto è stata andare a bere qualcosa, brindare e festeggiare la nostra riunione.

E quindi, perché abbiamo scelto questa città? Credo che potete immaginare la risposta. È una città conosciuta per la sua vita notturna e per le sue feste scatenate. Un posto che offre tantissime alternative per trascorrere le serate, per tutti i gusti e per tutte le esigenze.

Noi eravamo alla ricerca di divertimento, di feste sfrenate, non volevamo dormire. Per poter fare questo, dovevamo spostarci dall'Italia ed effettivamente Berlino ci dava quello che volevamo con le sue lunghe notti di feste, che addirittura possono durare più di un giorno. Quant'è folle tutto questo? In Italia tutti i locali chiudono molto presto e a Berlino ci sono locali aperti addirittura per 3 giorni di fila. Era follia. Ho perso completamente la cognizione del tempo. Arrivare in una discoteca alle 3 del mattino, uscire alle 8 di sera, arrivare a casa, farsi una doccia e non sapere se si sarebbe fatto colazione, pranzo o cena. Così erano i miei giorni a Berlino. Dimenticatevi di chiedere l'ora, perché nessuno lo saprà con certezza. E gli orologi, è meglio lasciarli a casa.

10 giorni a Berlino: Come ho perso la cognizione del tempo - Parte 1

Giorno 1

Ho preso l'aereo da Roma, dove ho conosciuto due australiani in aeroporto, anche loro diretti a Berlino. Quando siamo atterrati (erano all'incirca le 10 del mattino), sembravamo quasi amici da una vita. Loro alloggiavano in un ostello ed io avevo una prenotazione in un hotel, molto vicino a dove alloggiavano loro. Pertanto, ci siamo organizzati e abbiamo deciso che ci saremmo visti dopo esserci sistemati, per uscire tutti insieme a fare una passeggiata e per esplorare il nostro quartiere, il quartiere di Mitte.

Nel frattempo ho avvertito un paio di amici che avevo a Berlino del mio arrivo. Gli altri che si sarebbero uniti a noi, sarebbero arrivati un paio di giorni dopo, per cui, lì per lì, ci siamo messi d'accordo tra di noi presenti in quel momento. Il piano prevedeva di andare in un bar proprio nel quartiere di Mitte, quindi non è stato difficile arrivare lì, perché già riuscivo ad orientarmi bene dopo aver passeggiato di pomeriggio nel quartiere con gli australiani.

Dopo aver raggiunto i miei amici, ci siamo raccontati molte cose e insomma ci siamo aggiornati. Non ci vedevamo da ben due mesi, quindi ognuno di noi ha iniziato a raccontare le sue avventure. Le ore passavano e anche i bicchieri.

Giorno 2

All'improvviso erano già le 2 del mattino. Com'è successo che abbiamo trascorso quasi 7 ore in quel posto? E voglio essere chiara, ci siamo accorti di che ora fosse grazie all'enorme orologio che c'era nel bar, in caso contrario, non ci saremmo mai resi conto di quanto fosse tardi. Tuttavia, la notte non era finita lì.

Gli amici con cui ero vivevano a Berlino da un mese, quindi avevano già avuto modo di conoscere la città, le sue attrazioni, e ovviamente conoscevano dei locali dove la festa è eterna. Improvvisamente uno di loro mi ha detto:

"Il tuo outfit è perfetto per il locale dove andremo a ballare per darti il benvenuto".

Sicuramente il mio outfit era molto figo, ma in quel momento non avevo capito cosa avesse di così tanto speciale il locale in cui mi avrebbero portata da dovermi dire quella frase. Senza considerare che per essere uomini, mi aveva sorpresa che dicessero che gli piacesse molto il mio outfit. Ad ogni modo, siamo usciti dal bar per dirigerci verso un altro posto, che ovviamente era una discoteca, ma non volevano darmi maggiori informazioni.

Si è poi scoperto che non era solo un'occasione per darmi il benvenuto, ma tutto il piano era in realtà una sorpresa e loro non volevano dirmi nulla fino a quando non lo avrei visto con i miei stessi occhi. Mi avevano detto soltanto che mi sarebbe piaciuto, e dato che mi conoscono bene, non sono stata troppo a pensare di risolvere il mistero su dove saremmo finiti quella mattina, ma confidavo nel fatto che sarebbe stata una serata grandiosa e che il locale mi sarebbe piaciuto molto.

Siamo arrivati nella discoteca verso le 3 del mattino. Ci siamo messi in fila, che fortunatamente non era molto lunga, infatti avevamo solo una decina di persone in fila davanti a noi. In quel momento noto che la metà dei ragazzi che erano in fila erano usciti da lì a testa bassa, come se si vergognassero. Gli avevano detto che non potevano entrare e non riuscivo davvero a capire il perché di questo rifiuto. Sembravano persone per bene e soprattutto sobri. Erano turisti americani, questo era chiarissimo. Probabilmente, il fatto di essere un po' rumorosi era stato determinante.

Poi è arrivato il nostro turno. Ero sicura che noi non avremmo avuto alcun tipo di problema. Perché dovevano mai impedirci di entrare? Sicuramente, non eravamo come gli altri, che erano così rumorosi che sembrava fosse la prima volta che andavano in una discoteca.

Ad ogni modo, ci hanno fatto entrare e credo che abbiamo pagato circa 10 euro. Uno dei buttafuori mi ha chiesto di lasciare il telefono e i vestiti in un armadietto. I vestiti? Ma come? Perché? Ho voluto chiedergli di ripetermi quello che aveva appena detto perché mi aveva sorpresa e pensavo che forse non avevo capito bene, ma poi mi sono girata e ho visto i miei amici in boxer... Già iniziavo a capire in che genere di locale ci trovassimo. I due che erano in fila dopo di noi, mentre entravano, avevano subito iniziato a togliersi alcuni indumenti. Si vedeva che erano clienti abituali del locale. Avevano un outfit esotico e fetish. Già sapevano com'era la dinamica.

A quanto pare era una serata speciale al Kit Kat. C'era un certo dress code da rispettare e ovviamente non erano requisiti semplici. Tutti avevano un outfit fetish e c'era anche chi aveva deciso di entrare come mamma li aveva fatti. Ho anche capito perché dovevamo lasciare anche il telefono nell'armadietto, insieme al resto delle nostre cose.

Non è che non sapessi come comportarmi in locali di quel genere, ma ovviamente non mi era mai passato per la mente di finire in un locale così singolare. Pensavo che saremmo andati in una discoteca normale, come tante altre. Tuttavia, era evidente che i miei amici stessero cercando di farmi una bella sorpresa, di farmi fare qualcosa di diverso e ci sono riusciti.

Man mano che ci addentravamo nel locale, abbiamo iniziato a conoscere persone e abbiamo iniziato a ballare un po' di musica electro techno. Sicuramente sapete che non è una discoteca come qualsiasi altra discoteca "tipica" del posto, dove si balla tutta la notte fino a non sentire più i piedi. La verità è che la maggior parte delle persone erano sparpagliate nelle diverse sale da ballo, la piscina e le altre aree di cui dispone il KitKat per svolgere un altro tipo di attività.

Se avevo iniziato a ballare con i miei amici, sono poi finita magicamente a ballare con altri sconosciuti. Con uno in particolare, che aveva detto di essere francese. Bello, alto. Iniziava così il divertimento. Dato che ci spostavamo costantemente da una sala all'altra, alla fine ho ritrovato i miei amici che nel frattempo si erano fatti nuovi amici e me li avevano anche presentati.

Molto probabilmente quella sera ho conosciuto circa 20 persone. Alcuni erano del posto, ma la maggior parte erano stranieri. Sicuramente il Kit Kat è una discoteca famosissima a Berlino. La sorpresa mi era piaciuta e la verità è che mi sono divertita tantissimo. Così tanto che ho perso di nuovo la cognizione del tempo. Quando ho deciso di tornare in hotel, ho notato dei leggeri raggi di sole in un cielo un po' scuro. Ero un po' perplessa perché non sapevo quanto fosse tardi o presto.

10 giorni a Berlino: Come ho perso la cognizione del tempo - Parte 1

Quando sono arrivata alla reception dell'hotel, non sapevo come salutarli. Non sapevo se dire: buongiorno, buon pomeriggio, buonanotte.

Ho poi scelto di dire: "Hallo!" e siccome mi vergognavo un po' di indossare gli stessi indumenti del giorno prima, ho allungato il passo.

Sono arrivata nella mia stanza (ci tengo a precisare che non ero esattamente sobria) e morivo dalla voglia di buttarmi sul letto che sembrava comodissimo. Tuttavia, dovevo andare assolutamente al bagno, quindi alla fine ho deciso di farmi la doccia prima di mettermi in quel bellissimo letto e ho chiesto anche di portarmi qualcosa da mangiare nella mia stanza. Erano circa le 3 del pomeriggio. Ero rimasta nella discoteca per 12 ore circa. Dodici! Avevo battuto il mio record.

Ho finito di mangiare e in meno di mezz'ora mi sono addormentata. Una lunga notte. Il mio corpo mi chiedeva di riposare.

Giorno 3

Mi sono svegliata alle 2 di mattina. Non avendo sonno a quell'ora e non riuscendo a dormire un po' di più (fino ad un orario decente per iniziare la giornata) ho acceso la televisione e ho guardato un paio di film, mentre parlavo anche con degli amici del Messico e con i miei genitori, che si lamentavano per non aver dato segnali di vita e per non aver risposto per due giorni. Come spiegare loro che non potevo perché non ero in me? Come avrei potuto giustificare che ho perso la cognizione del tempo? Ho perso il caricatore. Questa è stata la mia risposta.

10 giorni a Berlino: Come ho perso la cognizione del tempo - Parte 1

Alle 7 ho deciso di scendere a fare colazione al ristorante dell'hotel perché stavo morendo di fame. I miei amici non avevano ancora risposto ai miei messaggi per sapere se erano usciti vivi dal Kit Kat. Probabilmente avevano avuto una serata molto più lunga della mia e sicuramente erano andati a dormire proprio in quelle ore, ma come potevo saperlo io. Si trattava di aspettare.

Mentre finivo di fare colazione, ho ricevuto un messaggio dagli australiani che avevo conosciuto, che mi invitavano a pranzare con loro. Il piano era perfetto per me, perché fino a quel momento i miei amici non avevano dato alcun segnale di vita. C'era soltanto un'altra amica spagnola che sarebbe arrivata a Berlino verso mezzogiorno. Di conseguenza, ho pensato di aspettarla e di incontrarci per poi andare insieme con gli australiani.

Verso l'una già ero in compagnia della mia amica María, della Spagna. Ci eravamo messi d'accordo con gli australiani per incontrarci in un ristorante chiamato YamYam Berlin, un ristorante di cucina coreana. Personalmente, non sono una fan di questo tipo di cucina, ma devo ammettere che non era niente male. Del buon cibo e a prezzi ragionevoli.

Ho presentato María agli australiani e abbiamo trascorso quasi 3 ore nel ristorante a parlare con loro ed eravamo molto a nostro agio. Ho raccontato loro tutte le mie folli avventure in appena 48h trascorse a Berlino e tutti e tre mi hanno chiesto ad alta voce di portarli a conoscere il Kit Kat. Come facevo a dire di no?

Bisogna avere una mentalità aperta per poter andare in locali di questo tipo. Se decidete di andare, dovete sapere in anticipo cosa potrete trovare, perché altrimenti, se non vi piacciono questi ambienti, non varrà la pena trascorrerci una serata e non vi divertirete.

Avevamo programmato di tornare al KitKat il giorno stesso perché gli australiani sarebbero andati via da Berlino di lì a poco.

Quel pomeriggio, quando siamo usciti dal ristorante, abbiamo deciso di esplorare le strade vicino al locale e siamo entrati in alcuni negozi che ci avevano particolarmente colpito. Poi, siamo andati nell'attico dove alloggiava María e siamo stati lì a bere qualche birra fino a quando non si sono fatte le 11 di sera, ora in cui abbiamo deciso di uscire per andare a fare festa, sentendoci pronti con i nostri outfit "chic".

Giorno 4

Quando finalmente siamo arrivati, qualcuno di quelli che era in fila davanti a noi ci ha detto che credeva di aver capito che quella sera ci fosse la "serata gay". A María brillavano gli occhi. Ma noi altri, che potevamo fare? Forse, pensare ad un'altra alternativa per trascorrere la serata. Tuttavia, María ci ha supplicati di restare e di provare ad entrare.

Ero l'unica che avevano fatto entrare. A María avevano detto di no perché non sembrava abbastanza gay. Che significava? Che io invece sì? Non sapevo come prenderla. Curiosamente, poco dopo è successa un'altra cosa inaspettata. Appena sono entrata ho incontrato un amico di Firenze, che appena mi ha vista, ha fatto una faccia sorpresa, perché non riusciva a credere di avermi incontrata in quel posto. La stessa identica faccia che ho fatto io quando l'ho visto lì, perché in passato a Firenze mi aveva invitata ad uscire e ad andare a cena per ben quattro volte. Un ragazzo molto fine, educato e carino.

"Non è come sembra". Questo mostravano le nostre facce, che volevano dare una spiegazione ma senza sapere come fare. Entrambi eravamo riusciti ad entrare nel locale per pura fortuna. E lo sapevamo molto bene.

Lui era con sua sorella e la ragazza di lei. Sicuramente sarebbe stata una serata noiosa per lui. Aveva detto di essere andato lì soltanto per badare a loro e quando gli ho detto che stavo per uscire per andare a cercare un altro locale con i miei amici, ha insistito affinché restassi lì con lui. E alla fine sono rimasta. E ci siamo divertiti davvero tanto.

Giorno 5

Badare alla sorella? Siamo rimasti con loro per poco più di un'ora. Dopodiché abbiamo perso le loro tracce. Senza spiegarmi como sia stato possibile, questa volta eravamo rimasti lì dentro quasi un giorno intero. 17 o 18 ore, non ricordo con esattezza. Siamo arrivati al mio hotel verso le 6 del pomeriggio. Questa volta sentivo che avrei avuto bisogno di un giorno intero per riprendermi.

Farsi la doccia, mangiare, dormire. Questa è stata di nuovo la routine, esattamente come la volta precedente. Era quello che mi chiedeva il mio corpo. O più che altro quello di cui aveva bisogno.

Giorno 6

Ci siamo svegliati quasi a mezzogiorno. Almeno in quel caso mi sentivo come in un giorno normale. Sempre svegliandomi tardi, ma a un orario più consono. Anche se in quel caso non mi sentivo del tutto riposata. Infatti, mi faceva male la testa. Il mio corpo detesta quando ritardo le ore di pranzo e cena e di sonno. E tutto questo me lo fa pagare con dei bellissimi dolori di testa. Stava per venirmi un'emicrania. Di conseguenza, senza aspettare che peggiorasse la situazione, ho preso un paio di aspirine.

10 días en Berlín: De cómo perdí la noción del tiempo. Parte 1.

In realtà i miei primi 5 giorni a Berlino sono stati una bomba. Incredibili, ma l'esperienza l'ho conclusa da sola. Il fatto di aver cambiato il mio ritmo in quei giorni aveva fatto sì che il sesto giorno, lo passassi rinchiusa nell'hotel. Ero stanchissima, davvero come mai nella vita. Ero letteralmente uno zombie, quindi ho dovuto dormire di più in modo tale che mi passasse l'emicrania.

Svegliarmi e sentirmi male ovviamente aveva fatto sì che quel giorno il mio umore non fosse dei migliori. L'italiano non voleva andare via e lasciarmi in quel modo, ma io gli ho poi detto di andare via. In questo modo, ho potuto riposare di più. Finché non mi sono nuovamente svegliata di notte e mi sono sentita molto meglio per fortuna, e ho deciso di scendere al ristorante per schiarirmi un po' le idee.

Stranamente, anche se mi sentivo meglio, se c'era qualcosa che non avevo assolutamente voglia di fare era utilizzare il mio cellulare. Erano passate di nuovo più di 24h senza toccare il telefono e sicuramente era rimasto senza batteria. Però, sapevo che se lo avessi accesso avrei dovuto affrontare i mille messaggi dei miei amici che chiedevano di me, che organizzavano qualcos'altro per la serata. Era davvero troppo.

Quel giorno arrivava anche il resto degli amici che si sarebbero uniti a noi in questo viaggio. E la prima cosa che avrei trovato sul telefono, qualora lo avessi acceso, sarebbero stati i messaggi di tutti per mettersi d'accordo su cosa fare la sera. Non ero pronta a tutto questo, e il mio malumore in quel giorno mi impediva di farlo.

Di conseguenza, senza pensarci su, sono tornata nella mia stanza dopo un po' e mi sono messa di nuovo nel letto a vedere programmi in tedesco che ovviamente non capivo. Non mi ci è voluto molto prima di addormentarmi, ma, per mia sfortuna, mi sono svegliata il giorno dopo e troppo presto, senza avere più voglia di dormire.

● Bianca


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