Erasmus a Parigi: istruzioni per l'uso


LA PARTENZA

Qualcuno in un film disse che quando un forestiero viene al sud piange due volte: quando arriva e quando parte. Ecco, in questo caso la forestiera ero io e il mio sud era Parigi. 

Partii di domenica, il 1 settembre 2013. Me lo ricordo bene perché la domenica è un giorno di festa, e in effetti per me lo era più che mai, mentre quella mattina in aeroporto piangevano tutti.

Il mio percorso però iniziò molto prima, perché l’Erasmus comincia nell’esatto momento in cui decidi di farlo. E non misi in conto di essere solo al primo anno, di aver fatto solo un esame il cui voto sarebbe rimasto ignoto per mesi, perché tanto il destino aveva già fatto i conti per me: per quegli unici due posti resi disponibili dall’Université Paris VIII, infatti, facemmo domanda solo in due.

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TROVARE CASA

Trovare un alloggio a Parigi, si sa, è particolarmente stressante. Mi misi alla ricerca di un tetto, condiviso o meno, parecchi mesi prima senza alcun risultato, andando incontro ad  annunci di sottoscala da 800€ al mese e a vere e proprie truffe. Finché una conoscente trovò un appartamento con una stanza in più e a un prezzo ragionevole. Oggi quella conoscente è diventata una sorella.

VITA DA COINQUILINI

È un vero spasso! Se sei pronto a condividere 45mq con altre due  persone, peggio se femmine, a litigare per i turni delle pulizie, a lavarti i denti alla mattina con una seduta sul cesso e l’altra che si fa la doccia, e a sopportare la coinquilina spagnola che non solo ti sveglia nel bel mezzo della notte e ti fa interrompere le videochiamate Skype per via delle sue rumorose performance sessuali, ma che cerca anche di rifilarti la sua tortilla di compleanno caduta nelle profonde fughe del parquet alla francese tra polvere e capelli. Se riesci a sopravvivere a questo, ti ritrovi in casa con delle vere e proprie sorelle che condivideranno con te le cene, le cerette, le serie tv (se sono horror, anche il letto), i pianti e le risate e anche il pigiama che prende fuoco sui fornelli ogni volta che ti arrampichi sulla dispensa soprastante. 

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LA LINGUA

Studiavo lingue, ero convinta di masticare bene il francese anche se il 18 con menzione speciale “Te in Erasmus a Parigi? Impossibile” del prof. di linguistica doveva servirmi da ammonimento. Ma io ero spavalda e me ne fregai. Poi al primo giorno di università dovetti amaramente ricredermi. Durante il benvenuto Erasmus, infatti, ridevo con timidezza alle battute dei professori, con qualche secondo di ritardo e solo quando ridevano gli altri. Così mi decisi a frequentare più luoghi mondani per cercare di integrarmi. Inizialmente conobbi una ragazza tedesca che diventò talmente mia amica da influenzare il mio fragile francese con le sue cadenze fortemente tedesche. Un pasticcio. Con il tempo poi presi sempre più confidenza e ora posso dire con orgoglio di aver superato 14 esami in un anno, di aver conquistato il livello C2 e di essermi laureata proprio a Parigi. Il mio Erasmus è durato ben  quattro anni. E quanto vorrei rincontrare il mio vecchio professore di francese...!

PENSAVO FOSSE AMORE E INVECE…

Beh, considerato che fui scaricata via Skype dopo solo due settimane dalla mia partenza, forse non sono la persona più adatta per parlare di amore.

Però una cosa mi sento di dirla: l’Erasmus è vero un casino per l’amore. Sia che l’abbiate già, sia che lo troviate dove siete. Sì perché questa parentesi di vita stravolge tutti i piani, è un concentrato di emozioni. 

Una regola non scritta vuole che in Erasmus tutto sia concesso. Ed è vero. Non importa quante volte e in quante persone vi perderete, quanto amerete e quante volte vi spezzeranno il cuore. Quante volte griderete al vero amore e quante odierete quello sbagliato. L’importante è tornare migliori di come siete partiti. Ma nel frattempo siate ribelli e fregatevene. Perché solo così, un giorno, potrete dire di aver vissuto.


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