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scoprendo la lingua serbo croata e le loro varietà

Pubblicato da Cosimo Bernardi — un anno fa

0 Tags: Esperienze Erasmus Lubiana, Lubiana, Slovenia


Una delle mie più grandi passioni è lo studio delle lingue. A dire il vero il mio primo approccio con l'area balcanica è stato proprio perchè iniziai a studiare la lingua serbocroata, insieme alle altre lingue slave. Il motivo per cui però il serbocroato ha avuto a tratti una preferenza maggiore sulle altre, è perchè lo studio di questa lingua non può essere scisso e avulso dallo studio della storia e dalle questioni etniche che hanno riguardato l'area. Prima di affacciarsi allo studio di questa lingua, forse la più semplice tra le lingue slave se si considera la grammatica, la fonetica e l'alfabeto, ogni buon professore di serbocroato fa svariate premesse che ovviamente hanno come fulcro principale la questione etnica dell'area balcanica. Non si potrà infatti iniziare ad affacciarsi allo studio di questa lingua senza considerare che le diverse culture parlano si una lingua oramai simile dopo che unendo le repubbliche federative si volle anche standardizzare la lingua, ma che ovviamnete ogni cultura ha diverse accezioni di tipo religioso, culturale o anche semplicemente legato al cibo che un'altra non ha. Se si prende in esame la variante bosniaca ad esempio, è naturale che troveremo molti turcismi, legati alla religione e alle colonizzazioni del passato, che magari la variante croata non ha. Un tempo queste diverse accezioni della stessa lingua non costituivano certo un problema, così come le accezioni etniche e religiose. Purtroppo al giorno d'oggi non è così e dopo aver presentato la storia etnica, mi servirò di chi ha scritto riguardo la lingua per spiegare come ancora una volta le diverse etnie si stiano allontanando tra di loro. Il serbocroato è una lingua slava meridionale. Secondo il linguista croato Radoslav Katičić, questa espressione linguistica si è sviluppata dalla parlata slava degli immigrati settentrionali che nel corso del VI e VII secolo andarono a modificare la demografia delle province romane di Pannonia e Dalmazia. L'esempio che porta il linguista croato, parlando del quadro dialettologico balcanico, è quello della situazione odierna secondo cui la maggioranza degli štokavi non è croata ma la maggior parte dei croati è štokava[1].

Questo discorso si inserisce nel parlare dell'importanza che lo štokavo ha ricoperto nel corso del tempo in quanto si è diffuso in tutta la penisola a discapito del kajkavo e del čakavo. ''Što?'', ''kaj?'' e ''ča?'' Sono le tre espressioni interrogative con cui si suole tradurre il quid latino ossia la domanda ‘’che cosa?’’, e da qui prendono il nome le tre espressioni linguistiche presenti sulla penisola. La topografia,come vedremo dalla mappa, che riguarda le tre espressioni non è omogenea. Troveremo infattipiù espressioni che non rispetteranno i confini statali e più difficile ancora sarà analizzare le sottoclassificazioni. 

Le varianti di questi dialetti vengono generalmente sottoclassificate rispetto alla pronuncia dell’antica vocale "jat", che a seconda dei casi si è trasformata in "i" (ikavo), "e" (ekavo), "ije" (ijekavo): ad esempio, la parola "bello" può essere scritta e pronunciata come "lipo", "lepo", "liepo" o "lijepo".[1]

C’è da dire che nel dialetto štokavo della variante bosniaca e montenegrina, si usa solamente lo ijekavo. Nel dialetto štokavo della variante croata, il più diffuso è l’ikavo, seguono ijekavo e ekavo. Nello štokavo della variante serba, la variante

più diffusa è l’ ekavo, oltre allo ijekavo. Qui di seguito è riportata una mappa che indica la non omogeneità della diffusione delle tre varianti. [1]  Si può notare infatti come il dialetto štokavo ricopra la maggior parte della penisola con le tre varianti diffuse in maniera non sempre omogenea. Possiamo poi notare come il čajkavo si parla nelle isole della Dalmazia e nell’Istria, il kajkavo nella Croazia nord-occidentale. Ricapitolando quindi, lo štokavo si suddivide in ekavo, ijekavo ed ikavo, a seconda dell’esito che ha assunto la vocale protoslava‘’ jat ‘’.  La parola ‘’ mleko ‘’ ad esempio, che in ekavo significa latte, assumerà la forma di ‘’mlijeko’’ in ijekavo e di ‘’mliko’’ in ikavo. Il dialetto ijekavo è alla base dell’attuale lingua letteraria croata e bosniaca, quella ekava lo è di quella serba. La lingua letteraria però, risale a un’epoca abbastanza prossima in quanto in precedenza i serbi hanno utilizzato lo slavo ecclesiastico, con l’alfabeto cirillico, mentre i croati hanno utilizzato tutti e tre i dialetti, a seconda delle epoche e delle regioni, con una preferenza per il  čajkavo che permetteva un più ampio utilizzo della scrittura glagolitica, un elemento distintivo della Chiesa slava croata.Nel Seicento e nel Settecento, successivamente, gli intellettuali dell’epoca scelsero lo štokavo di Bosnia come variante principale, la quale arrivò anche fino  in  Dalmazia e  Croazia. Anche i serbi successivamente cominciarono ad abbandonare lo slavo ecclesiastico per accogliere un significativo avvicinamento culturale e linguistico con i croati che divenne  ufficiale nel 1851, con l’accordo di Vienna, stipulato tra il serbo Vuk Stefanović Karadžić , e il croato Ljudevit Gaj. L’accordo si fondava sui principi seguiti da entrambi ossia l’adattamento dell’alfabeto latino con segni diacritici per meglio seguire la pronuncia dei parlanti. Sorvolando suquella che è stata la Jugoslavia di Tito, analizzata già dal punto di vista storico, occorre solo dire che si cominciò a parlare di una variante orientale e di una occidentale della lingua serbocroata. La variante orientale si riferiva al serbo mentre quella occidentale al croato.Tuttavia dopo la dissoluzione della Federazione Jugoslavala lingua divenne strumento politico di distinzione tra le diverse identità nazionali e allo stesso tempo di affermazione per tutte le nuove repubbliche.In epoca recente, grande fu la nascita di neologismi in Croazia, una grande enfatizzazione dei termini di origine turca nelle zone della Bosnia Erzegovina a prevalenza musulmana e una privilegiato utilizzo dell’alfabeto cirillico in Serbia[1]. E’ stato proprio allora che le tre lingue standard utilizzate dai parlanti della ex Jugoslavia, croato, serbo e bosniaco, hanno prevalso su quello che era il vecchio serbocroato. Non per questo però possiamo dire che siano lingue non intellegibili tra loro in quanto la grammatica base è  la medesima. In più le differenze lessicali legate a queste tre lingue, quattro se si considera anche la variante montenegrina, non sono poi così spropositate come cercano di farci credere o come cercano di far credere ai parlanti stessi, coloro che vogliono far leva sulle differenze per creare contrasti e sono sempre legate alla storia di ogni singolo Paese.[2] Attualmente la Croazia si distingue per il suo purismo slavo per cui non accetta prestiti di origine straniera privilegiando parole di origine slava, cosa che non accade invece per il serbo e il bosniaco che hanno incluso nel loro vocabolario parole di stampo internazionale. [3]

[1] Katicic Radoslav, Lo sviluppo storico della lingua letteraria croata pp. 455-480. Milano : Guepard Noir, 2005

[2] Katicic Radoslav, Lo sviluppo storico della lingua letteraria croata pp. 235-246. Milano : Guepard Noir, 2005

[3] Katicic Radoslav, Lo sviluppo storico della lingua letteraria croata pp. 95-100. Milano : Guepard Noir, 2005

[1] Katicic Radoslav, Lo sviluppo storico della lingua letteraria croata pp. 495-496. Milano : Guepard Noir, 2005

[1] Katicic Radoslav, Lo sviluppo storico della lingua letteraria croata pp. 495-496. Milano : Guepard Noir, 2005

[1]Katicic Radoslav, Lo sviluppo storico della lingua letteraria croata pp. 495-496. Milano : Guepard Noir, 2005


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