Rebecca Horn a Maribor

Solo quando sono arrivata a Maribor (in italiano storico Marburgo sulla Drava, ndr) ho scoperto che quell'anno la città era Capitale Europea della Cultura. Diversi eventi legati a questo programma, si sono rivelati molto interessanti. Uno tra questi è stata la mostra di una famosa artista tedesca, Rebecca Horn. Sono andata a vedere le sue produzioni per poi doverle analizzare. Si è rivelata un'artista proprio interessante, con idee particolari. Di seguito, una breve analisi che ho scritto dopo aver visto la personale di Rebecca Horn:

Arte è comunicazione

L'arte punta verso l'eternità. Rappresenta, parla, mostra e comunica con lo spettatore. Fino a tre secoli fa, lo scopo principale dell'arte era esclusivamente la rappresentazione. Ha cominciato come rappresentazione del quotidiano, delle pratiche e credenze religiose, figure ed eventi storici, per citarne alcuni. Gli antichi Egizi usavano l'arte per rappresentare i loro dei e per istruire in preparazione all'aldilà. Greci e romani rappresentavano soavi linee e forme, ammirando le perfette proporzioni del corpo umano. Durante l'inizio della Cristianità, la religione e la Chiesa avevano un ruolo importante nella vita quotidiana della gente e quindi l'arte era principalmente di carattere religioso. In Cina e Giappone stampe e quadri spesso hanno la Natura come soggetto, azioni quotidiane routinarie, donne bellissime, guerrieri, etc.. Fino all'invenzione della fotografia nel XIX° secolo, l'arte ha avuto questa funzione rappresentativa. "Forse la grande rivoluzione introdotta dalla fotografia, è stata nell'arte. Il pittore non poteva più rappresentare un mondo che era stata così largamente fotografato. Quindi si sarebbe dovuto rivolgere verso un processo interiore tipico dell'espressionismo e dell'arte astratta "(McLuhan 210). Con la fotografia, l'arte venne liberata. E' stato un graduale processo di ricerca e sperimentazione a gli artisti si sono sottoposti. Molti artisti hanno esplorato diverse sfaccettature dei loro mondi interiori. Nel Surrealismo, nell'arte astratta, nel Cubismo, nel Futurismo, ecc., si sono affrontate una grande varietà di correnti e ricerche artistiche personali. Dopo le due guerre mondiali l'arte divenne sempre più astratta. Artisti come l'olandese Mondrian, cercava una certa struttura logica e modularità semplicità nel Mondo. Picasso e Braque erano interessati alla relazione tra spazio e tempo, fondano così il Cubismo, rappresentando la quarta dimensione, che è il tempo appunto. McLuhan afferma che "il Cubismo, dando il dentro e fuori, il sopra, il dietro, il davanti e tutto il resto in due sole dimensioni, permette la perdita dell'illusione della prospettiva, in favore di una consapevolezza istantanea e sensoria del tutto. Il Cubismo, partendo da questa consapevolezza istantanea totale, proclama che la singola opera d'arte è il messaggio... Non è forse quello che è successo nella fisica, nella pittura, nella poesia e nella comunicazione? Crescente attenzione è stata data al soggetto, spostandosi da una visione più Totale, e possiamo dire con molta naturalezza 'il mezzo E' il messaggio' "(McLuhan 13). Quindi l'arte è mutata fino ad interessarsi alle preoccupazioni interiori dell'artista, le sue paure, emozioni, l'amore o la sua tristezza. Ecco perché l'arte è così astratta oggi. Oggetto d'ate potrebbe essere oggi un dipinto, una fotografia, come un impianto o un video. Arte potrebbe essere qualsiasi cosa poiché le emozioni umane sono così vaste a variegate, poiché le informazioni arrivano così rapidamente e influiscono sulla nostra vita nel quotidiano, rendendo gli artisti connessi al mondo intero, sperimentando i suoi problemi e le gioie. Nel "villaggio globale" in cui viviamo oggi, è logico che l'arte potrebbe essere considerata tutto ciò che ha una particolare rilevanza per la vita di una persona, le sue emozioni e le sue paure.

Rebecca Horn

Rebecca Horn è un'artista moderna. Le sue opere sono astratte, imprevedibili, con influenze meccaniche, e spesso anche strane. "Nel 1964 avevo vent'anni e vivevo a Barcellona, in uno di quegli alberghi dove si affittano le camere a ore. Stavo lavorando con le fibre di vetro, senza maschera o protezioni, perché nessuno mi aveva detto che potessero essere pericolose; poi improvvisamente mi sono gravemente ammalata. Per un anno intero sono stata in un ospedale. I miei genitori morirono. Ero totalmente isolata. È stato allora che ho iniziato a creare la mia prima scultura antropomorfa. Potevo solo cucire distesa a letto "(Winterson). Dall'isolamento del suo letto, Horn "cominciò una creazione che potesse essere estensione del suo corpo", in modo che quando si riprese e tornò alla scuola d'arte, inizio a lavorare con bendaggi per prostata e protesi imbottite (Winterson). "Quando si è molto isolati o in solitudine, si ha questo enorme desiderio di comunicare, specialmente attraverso il corpo. " (Power Point).

Rebecca Horn è nata in Germania nel 1944, appena un anno prima della fine della Seconda Guerra Mondiale. Lei concepisce il disegno come un linguaggio, e questo è un linguaggio "senza sospetto" (Winterson). "Non potevamo parlare tedesco. Tedeschi erano odiati. Abbiamo dovuto imparare il francese e l'inglese prima possibile. Eravamo sempre in viaggio, parlando di qualcos'altro. Ma ho avuto una governante rumena che mi ha insegnato a disegnare. Non dovevo scegliere se disegnare in tedesco o francese o inglese. Potevo semplicemente disegnare"(Winterson). Horn lesse ammirata un'opera di Johannes Valentinus Andreae "Le nozze alchemiche di Christian Rosenkreutz" e "Locus Solus" di Raymond Roussel. Queste due opere hanno stimolato l'interesse di Horn per l'assurdo, l'alchimia, e le macchine surreali. E' stata anche influenzata dagli scritti di Kafka e dai film di Buñuel e Pasolini ("Rebecca Horn").

Rebecca Horn ha vissuto in molti luoghi diversi: Parigi, Berlino, Maiorca, Barcellona e New York sono state tutte le sue città d'adozione. "Se un paese mi chiede di fare un'opera per loro, voglio andare a vivere lì" (Winterson).

Nel 1980, Horn stava lavorando in Italia. Stava girando un corto per il quale era necessaria una coda di pavone. Quando le riprese sarebbero dovuto iniziare, il pavone aveva perso le penne e Rebecca costruì una macchina che avrebbe sostituito il pavone. Questo fu l'inizio del suo amore per le macchine e gli automi, che gradualmente sostituirono le sue protesi e ha iniziarono a vivere di vita propria. "Per me, tutte queste macchine hanno un'anima perché agiscono, si scuotono, tremano, si bloccano, quasi cadono a pezzi, e poi tornano in vita. Non sono macchine perfette... Mi interessa l'anima di una cosa, non la macchina in se. Io lavoro a stretto contatto con il mio tecnico, che costruisce in realtà le macchine, ma so come saranno e come funzionano. E' la storia tra la macchina e il suo pubblico che m'interessa " (Power Point).

Il 1980 ha segnato un altro cambio di direzione artistica per Horn. Collaborando con Jannis Kounellis su un'installazione presso un manicomio a Vienna, è diventata sempre più interessata alla memoria e alla storia di un luogo. Ha iniziato a scegliere luoghi storicamente o emotivamente significativi per l'esposizione dei suoi progetti ("Rebecca Horn"). "L'escalation di eventi in Jugoslavia era già arrivata a coprire la tragedia di un secondo inverno a Sarajevo. La speranza di sopravvivere degli assediati sembrava quasi illusoria. Il sottosuolo di Vienna era popolato dai profughi della guerra. Queste persone abbandonate erano nascoste negli accessi e nei tunnel della metropolitana. L'energia di un particolare tipo di musica era presente ovunque. Queste persone in qualche modo dovevano ancore articolare loro stesse, non più con un grido, né nella loro lingua, tutto quello che gli era stato lasciato era la loro musica. Questo era il loro unico modo di esprimere il dolore, non potevano parlare tedesco, non avevano passaporti, senza identità, erano in fuga. Nel Terzo Reich, prima che Hitler occupasse Vienna, la città divenne praticamente una stazione di transito e improvvisamente questo esodo disperato stava avvenendo ancora. Per controbilanciare questo slancio, ho cercato di imprimere un senso di stabilità all'interno di uno spazio in cui queste persone senza nome potessero riscoprire la propria identità (Power Point). Il risultato di questa esperienza è stato un lavoro, denominato The Tower of the Nameless, costruita a Vienna e dedicata a quei profughi senza nome. Si tratta di una grande costruzione, una scultura di violini e scale intrecciati insieme in un unico pezzo. "A Vienna ho costruito una torre di scale su una scalinata barocca in una casa privata. E' diventata una struttura con una scaletta sul pavimento e le altre che si propagano verso il soffitto e fuori, attraverso una finestra alta. Attaccati alla scaletta, nove violini, che suonano da soli in uno stile concitato, come sospiro malinconico. E' stato come passare attraverso lo spazio verso uno stato in cui esiste qualche altro tipo di speranza. L'ho chiamato Space for the Nameless, inspirandomi ad un piccolo cimitero sulle rive del Danubio, appena fuori Vienna, popolato da corpi non identificati, che sovente si vedono galleggiare senza vita lungo il fiume. Ogni pomeriggio è venuto un violinista gitano e ha suonato improvvisando per un'ora, insieme ai i miei nove violini meccanici. Alcune persone hanno sentito come se l'Oriente incontrasse l'Occidente. Per me questa è Vienna. " (Presa della corrente). Un altro esempio delle sue opere è Chorus of the Locusts, una costruzione di trentacinque macchine da scrivere appese al soffitto che scrivono a ritmi diversi.

Rebecca Horn insegna a Berlino. Ama comunicare ed entrare in contatto con i giovani. Crede che Berlino sia il luogo dove qualcosa sta accadendo sempre. "Non ci sono molti soldi", dice, "ma si può affittare a prezzi molto bassi e gli artisti stanno andando lì da tutto il mondo" (Winterson).

Horn ha ricevuto numerosi riconoscimenti. E' la prima donna a ricevere il prestigioso Trägerin des Kaiserrings Goslar. Le sue opere possono essere ammirate in molte città e musei. Nel 2012 Rebecca Horn ha esposto insieme a molti artisti più giovani al UGM Art Gallery di Maribor. Una sintesi del suo lavoro potrebbe essere: una grande collezione di installazioni, film, disegni, fotografie, performance e oggetti atomizzati.

La mostra Horn tenuta a Maribor è stata chiamata Maribor Project/ Rebecca Horn & Guests. E 'stata una retrospettiva delle opere di Horn come parte delle celebrazioni della città di Maribor come capitale della cultura nel 2012. Horn invitò Matthias Deumlich, Ali Kaaf, Antonio Paucar, Jakob Schaible e Markus Wüste ad esporre insieme a lei il loro lavori più recenti. Per l'occasione, Horn ha creato un'installazione artistica esclusivamente per Maribor. Il nome suo nome era Will O'The Wisps. Matthias Deumlich si concentrò sul suono, il movimento e la loro relazione. Ali Kaaf lavorò con la carta e la fotografia. Markus Wüste creò sculture da materiali tradizionali come la grafite o di marmo, ma rendendoli degli oggetti, operazione che contrasta con l'idea tradizionale di scultura: una bottiglia di "plastica" fatta di blu perla o uno stivale in grafite. Jakob Schaible lavorò con il sale, il suono, l'acqua, la luce, e il movimento. Antonio Paucar si concentrò sulla performance art. "Con l'impiego di materiali e tecniche diverse, tutti e cinque gli artisti hanno sviluppato un forte linguaggio artistico individuale al fine di riflettere la loro percezione personale di materie estetiche, sociali e storiche" (informazioni Exhibition).

Le opere di Rebecca Horn

Rebecca Horn lavora con un linguaggio simbolico. Quando è stato chiesto durante le sue esposizioni dai giornalisti e dai curiosi di spiegare le sue opere, lei avrebbe consigliato di trovare il proprio significato. Lei sostiene che le sue opere sono sulla trasformazione: la trasformazione personale dell'individuo. Le piace provocare e raggiungere il limite. A suo avviso, artisti come Buñuel o Pasolini "sono persone che hanno raggiunto il limite. Questo è importante, anche se si è attaccati per questo", dice Horn (Morgan). Il suo uso diffuso di macchine nelle sue opere è interessante. "Non macchine", esclama Horn, "tensione. E per creare momenti di tensione serve un vocabolario. Se vi è una storia riguardo persone che si amano, che si toccano e che svengono, ma che non possono stare insieme, forse si può dire meglio con due pennellate" (Morgan).

A Maribor progetto / Rebecca Horn & Guests molte opere più datate di Horn sono state esposte. Anche nuovi lavori sono stati esposti.

Aspetto di Gesualdo

Questo pezzo è stato creato nel 2012. Si compone di due sedie con coltelli al posto delle gambe. Sempre dopo alcuni minuti due delle gambe si muovono. C'è una conchiglia su una delle sedie un elemento che è apparso in altre opere di Horn. Potrebbe essere considerato un simbolo erotico della femmina. La descrizione disponibile per questo lavoro è:

L'aspetto di Geusaldo dopo aver ucciso il servo, l'amante e sua moglie Maria... venti di luna che lavorano a maglia corpi per creare una nuova tunica per la gru d'argento.

Gesualdo era il principe di Venezia alla fine del XVI secolo. Una notte la moglie, donna Maria d'Avalos e il suo amante don Fabrizio Carafa duca di Andria, sono stati ritrovati assassinati in un lago di sangue. I testimoni erano convinti che l'assassino fosse Gesualdo il quale sarebbe entrato nell'appartamento del delitto, gridando di uccidere i due adulteri. Gesualdo scomparso da Venezia dopo il delitto ed è diventato un compositore alcuni anni più tardi (Ross).

Il lavoro di Horn si basa su questa particolare storia dove l'arte, l'amore, e la vendetta si collegano. E' un lavoro che rispecchia lo stile di Horn: oggetti meccanizzati che si muovono e fanno rumore. Sempre dopo pochi minuti il pubblico è sorpreso e spesso spaventato dai repentini movimenti delle gambe della sedia, che sono coltelli. La storia alla base di questo lavoro è tutta riguardo emozioni: l'amore, la vendetta, la rabbia... E' quello che interessa Rebecca Horn come artista: le emozioni umane e le esperienze in tutte le loro forme.

Ruota piuma Grande

Large Feather Wheel è un lavoro più vecchio. E' stato creato nel 1997. Le piume erano oggetti comuni nelle opere di Horn all'inizio della sua carriera: "Feather Finger" (1972), nel quale le piume erano attaccate alle dita di un performer o "Cockfeather mask" (1973), nel quale le piume facevano parte di una particolare maschera. Questi primi lavori mostrano l'idea di Rebecca Horn di protesi per il corpo. Gli oggetti sono stati utilizzati come parti del corpo per essere attaccati alle mani, braccia e gambe degli artisti o per essere indossati come costumi o maschere. Come accennato in precedenza in questo saggio, nel corso degli anni l'approccio di Horn è cambiato e ha iniziato la creazione di oggetti meccanizzati che funzionavano da soli grazie a meccanismi incorporati. Le macchine hanno preso il sopravvento per vivere la loro vita indipendente. In questo senso, probabilmente, sarebbe più facile mettere in relazione opere successive di Horn alle teorie di Baudrillard sulla vita autonoma e sull'influenza dei media e della tecnologia sulla vita degli esseri umani. I successivi lavori di Horn sono difficilmente altre protesi del corpo. Sono piuttosto oggetti indipendenti.

Will O'The Whisps

Questa particolare opera è stata creata per Maribor Project/ Rebecca Horn & Guests. E' una composizione particolare e complessa composta da specchi, luci, teschi umani (molto probabilmente non veri) e scarpe. Gli specchi e le luci si muovono in direzioni diverse. "Will o 'the wisp" è ciò che proviene prima dal folclore europeo e poi americano. Secondo la leggenda Will O'The Whisps, noto anche come "fuochi fatui", "luci fantasma" e altri ancora, è una luce avvolgente, che appare di notte per trarre in inganno i viaggiatori formando sentieri sicuri. Questo di solito succede vicino a cimiteri, alle paludi, nelle torbiere e così via. Nelle credenze folcloristiche queste luci sono spiriti o fate malvagie ("fuoco fatuo").

La descrizione fornita da Rebecca Horn per questo lavoro è:

"I camminatori persi vagano nella loro solitudine in cerchio, sembrando di non arrivare mai, fuggiti quando ancora erano troppo giovani, taciuti nel vento". Il lavoro ha un significato simbolico. Potrebbe essere considerato una "discussione" su emozioni e sentimenti, che erano uno dei temi principali nelle opere di Horn: la solitudine, l'isolamento, ecc. Narrata in uno stile mitologico o folcloristico, questo lavoro rappresenta l'isolamento, la paura, e la solitudine. Il lavoro ha una natura molto complessa. Un gran numero di "sculture" che consistono in teschi attaccati i pali e scarpe da lavoro raggruppate insieme. Il movimento di alcuni elementi dà vita alle figure. Piante secche sono state aggiunte per dare la sensazione di essere in una foresta all'aperto o vicino a una palude. Questo lavoro potrebbe essere visto come una sintesi dell'arte di Horn. Esso riunisce l'idea che le macchine abbiano un'anima, la nozione di isolamento e solitudine, il mitologico... Ecco proprio Rebecca Horn: un artista complesso, sempre alla ricerca, sperimentando ed esprimendo una vasta gamma di emozioni.


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